Rocinha, uma mudança difícil


  Eliano Rossi

Copyright Eliano Rossi
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Web Reportage publicado no Corriere della Sera. Veja aqui 

Pacificação de uma favela

Parecia tudo resolvido. A expulsão dos traficantes, a chegada da Polícia Pacificadora e a inauguração de serviços urbanos: uma biblioteca, o pronto-socorro, um complexo esportivo. Nada mais de armas nas ruas. Somente o rumo da vida cotidiana, com o cabeleireiro ao trabalho nos salões e os vendedores que vendem de porta em porta assinaturas de TV a cabo. Os turistas passeiam curiosos entre os becos da comunidade, mas na Rocinha, a a maior favela do Brasil, a poeira saiu de baixo do tapete.

A tranquilidade que reinava desde novembro de 2011, quando o exército ocupou aquela enorme área de casas de tijolos na zona sul do Rio de Janeiro, se foi. O barulho dos disparos de arma de fogo ecoam constantemente nas casas da favela: de um lado a Polícia Militar, que busca manter o controle no morro reconquistado. Do outro, duas facções de traficantes que tentam recuperar o domínio.
No meio, estão os mais de 120 mil habitantes. Os “favelados”, como costumam dizer aqueles que vivem em bairros nobres. O último tiroteio aconteceu no sábado, 30 de novembro. O soldado Jaderson dos Anjos teve o rosto e a mão feridos por um grupo de bandidos da Rua 3. Um confronto armado que durou até as 3h da madrugada. São velhos hábitos que pareciam ter ficado para trás, mas em algumas zonas da favela é mais seguro voltar para casa antes que anoiteça.

 

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“Nosso desafio é a manutenção da paz”, diz o Coronel Frederico Caldas, coordenador geral da Unidade de Polícia Pacificadora do Rio de Janeiro (UPP), um corpo especializado com o objetivo de expulsar os traficantes e manter contato direto com a população.”Reconstruímos a imagem do Estado nas favelas”, explica. “Os traficantes governaram por muitos anos com suas regras, agora devemos reconquistar a confiança das pessoas, explicar que a polícia está do lado delas”, completa.

As UPPs são fruto de um plano do Governo do Estado do Rio de Janeiro, que tem como objetivo limpar a cidade. Iniciado há cinco anos, trouxe bons resultados. “Instalamos 36 UPPs em várias favelas e queremos chegar a 40 antes da Copa”, explica Caldas, acrescentando que “A Rocinha era o coração do narcotráfico de uma das maiores facções criminosas do Rio. Está localizada em uma região muito lucrativa, perto das zonas exclusivas de São Conrado e Leblon. Lá, os consumidores não faltam”. Um mercado que, de acordo com dados da polícia, custa entre R$ 8 e R$ 10 milhões ao mês. Continua a leggere

Brasile: la stanchezza del lulismo dopo 10 anni di governo


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Un’occasione per celebrare i dieci anni di governo. Per decantare i successi miracolosi. Per tracciare la nuova rotta del “Paese del Futuro”. Durante il meeting del PT (Partito dei Lavoratori) a San Paolo il 20 febbraio, davanti a una folla festante di sostenitori e bandiere spiegate, Lula e la presidente Dilma hanno benedetto il lulismo e lanciato la sfida verso le elezioni del 2014 usando lo slogan preso in prestito dal discorso di Gettysburg di Abramo Lincoln: “un governo del popolo, al popolo, per il popolo”.

Ma l’affetto e la carica emotiva suscitati dall’uso massiccio di propaganda e dalla continua sottolineatura dei risultati ottenuti, stridono con l’impasse economica che affligge la locomotiva sudamericana. La crescita del Pil si è fermata e l’inflazione è tornata a mordere i portafogli dei brasiliani. E un dubbio comincia ad insinuarsi nella coscienza nazionale: dopo che gli anni di governo saranno diventati 12, verrà il momento per il PT di cedere il passo. Continua a leggere

Consigli per gli acquisti: “Brasile la grande transizione”


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Grazie al vostro seguito e all’autorevolezza che avete riconosciuto a questo blog, insieme alla casa editrice GoWare da poco è uscito sugli store l’eBook “Brasile, la grande transizione”. Vi lascio un estratto dell’introduzione. Costa solo 2,99 euro e lo potete trovare qui

La Feltrinelli.it, Bookrepublic, Amazon, Apple Store

Lo chiamano il ‘Paese del futuro‘ dal 1941, anno in cui lo scrittore austriaco Stefan Zweig gli dedicò un omonimo libro, ma quel soprannome non sembra avergli portato molta fortuna: dopo 70 anni, nel bene e nel male, il Brasile è ancora il ‘Paese del futuro’. Le grandi risorse naturali, un territorio sconfinato e una popolazione da 190 milioni di persone lo rendono una nazione dalle enormi potenzialità. Lo confermano gli ultimi dieci anni di crescita economica. Nel 2011, secondo la World Economic League Table dell’istituto di ricerche britannico Cebr, il Brasile ha scavalcato economie avanzate come l’Italia e il Regno Unito, diventando la sesta potenza economica del mondo. Nello stesso periodo ha raggiunto un altro strabiliante risultato: far uscire dalla povertà oltre 30 milioni di persone, ingrossando le fila di una classe media sempre più esigente e pronta a spendere denaro.

La favola brasiliana è tutt’ora in corso ed è presto per dire se avrà un lieto fine. La crisi economica, che in un primo momento sembrava aver risparmiato i Brics, ha raggiunto anche i Paesi emergenti. La Cina, l’India, la Russia e il Sud Africa, oltre al Brasile, hanno rallentato la corsa verso lo sviluppo economico e al momento nessuno sa quanto lunga sarà la frenata. Non è la prima volta che durante la sua storia il Brasile prova a decollare. Spesso è ricaduto a terra, talvolta in maniera fragorosa. Joseph Leahy, giornalista del Financial Times, ha paragonato la crescita economica del gigante verde oro al volo di una gallina: ha un ottimo slancio, ma non riesce a resistere in quota.

Eppure multinazionali e imprese scalpitano per entrare nel più grande mercato del Sudamerica. Per i grandi marchi aprire una sede a San Paolo o a Rio de Janeiro, è il must del momento. Chi ha avuto lungimiranza investendo in tempi non sospetti non se n’è pentito. Durante la crisi del credito e dei debiti sovrani, le filiali delle multinazionali straniere in Brasile, insieme a quelle degli altri Paesi emergenti, hanno tenuto in piedi molte aziende, orfane degli utili europei e americani. In Italia ne sappiamo qualcosa. Quante volte abbiamo sentito dire che la Fiat sta in piedi grazie ai mercati come il Brasile? Per loro il presente sembra essere già arrivato nel ‘Paese del futuro’.

Ma questi alti e bassi impongono una domanda: si può scommettere sul Brasile? In un’intervista al quotidiano nazionale Estadão Sam Zell, famoso uomo d’affari americano, ha risposto così: “la questione non è se l’economia frena, ma se il Brasile è ancora, o no, un Paese attraente. Per me lo è. E il perché è semplice: ha un grande potenziale”. Oltre ai fattori di lungo termine che fanno sognare gli imprenditori visionari, il buon momento del Brasile è sostenuto da due vetrine internazionali: la Coppa del Mondo di calcio 2014 e le Olimpiadi di Rio 2016, entrambe eredità del governo dell’ex presidente Luis Inàcio Lula da Silva.

Il Brasile è in fermento. Da nord a sud, grandi investimenti nelle opere pubbliche sono già in corso. Ladisoccupazione è ai minimi storici e l’occasione per imporsi nel panorama mondiale è ghiotta. Ma se questi eventi porteranno benefici stabili per la società è tutto da vedere. Molti hanno sprecato occasioni simili. Basta ricordare i mondiali di Italia ‘90 e le Olimpiadi di Atene 2004. Le amministrazioni locali e il governo centrale stanno lavorando in sinergia per ripulire le grandi città e migliorare le infrastruttureaffinché siano pronte a ospitare i grandi eventi. Oltre ai milioni di turisti che arriveranno da tutto il mondo per visitarle.

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Brasile, lotta alla pornografia culturale


Pubblicato sul The Post Internazionale

In tutto il Paese vengono approvate le leggi ‘antibaixaria’: no alle sovvenzioni pubbliche per gli autori che mancano di rispetto alle donne

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“Non mi piacciono le gattine, mi piacciono solo le cagne” – “Eu não gosto das gatinhas, eu só gosto das cachorras” – è il ritornello della canzone Late, dei Black Style, che in Brasile ha dato inizio a una lotta senza precedenti alla pornografia culturale. Lo strumento usato è la legge ‘antibaixaria’, o anti sconcerie: vieta l’uso di denaro pubblico per sovvenzionare o contrattare artisti che nella loro produzione abbiano discriminato, esposto a situazioni degradanti o incitato alla violenza contro ledonne, gli omosessuali e le persone di colore.

Una norma ‘politically correct’, approvata per la prima volta nello stato di Bahia dal governatore Jaques Wagner Continua a leggere

Rio, favela eco-sostenibile grazie a riciclo e orti urbani


“Non c’è trasformazione che porti una realtà difficile ad essere un posto migliore all’improvviso. Sono necessarie collaborazione, tempo e pazienza”, racconta Lea Rekow, ricercatrice australiana della Griffith University. Arrivata a Rio de Janeiro un anno e mezzo fa si è accorta che oltre alla povertà e al disagio sociale c’è un altro problema che attanaglia le favelas brasiliane: la cementificazione. Il suo progetto “Green my Favela”, con la collaborazione della ONG “Rocinha  mundo da arte”, ha portato piccoli angoli di verde tra le vie scure e umide dello slum più grande del sud America, una comunità da 150 mila persone nella zona sud della “Cidade Maravilhosa”. Continua a leggere su Sky.it

L’alta moda viene dalla favela


Teresa Leal dirige una cooperativa a Rocinha, lo slum più grande del Sud America. Con una missione: dare alle donne un lavoro umano e potere economico. I risultati non mancano: esposizioni internazionali e un negozio nel Fashion Mall più chic di Rio

Pubblicato su Sky.it

di Eliano Rossi

“E’ il potere economico che emancipa le persone. Dà autonomia e aumenta il potere di scelta”. Non sono parole di un dirigente in grisaglia, ma di una sociologa brasiliana che lavora nella favela di Rocinha, lo slum più grande del Sud America. Tra ritagli di stoffa, fili colorati, forbici e aghi, nell’atelier della Rua 1,  Teresa Leal, 50 anni, ha creato Coopa Roca: una cooperativa di moda e design che dà lavoro a 80 donne. Le assume e le valorizza, esaltando la loro umanità. Non si tratta di filantropia, ma di pura impresa.

“Sono arrivata a Rocinha trent’anni fa, per ascoltare e osservare”, racconta guardando verso la finestra dell’Atelier. Continua a leggere…

Guarda tutte le foto delle donne di Coopa Roca

Tutto il lusso del Brasile


Mentre il Vecchio Continente si arrovella per trovare le parole giuste nel raccontare la crisi economica, come il Grexit, lo Spanic o gli acronimi alla P.I.G.S., in Brasile i nuovi ricchi e la classe media prendono confidenza con quei lussi che un tempo erano esclusivi, come champagne, resort, yacht e safari

Pubblicato sul The Post Internazionale

HA AVUTO UN DISCRETO successo, in Brasile, la trasmissione di un reality show su cinque donne straricche che spendono i loro soldi senza ritegno. Più che dai media brasiliani, le critiche arrivarono dai giornali europei. In preda alla crisi economica del Vecchio Continente e con gli stereotipi fermi a dieci anni fa, trovavano di cattivo gusto la messa in onda di quel programma in un Paese pieno di disuguaglianze. Si fa fatica a capacitarsi che i capitali non hanno l’obbligo di dimora e si spostano a seconda dei cicli economici. Oggi si trovano dove mancavano da tempo.

Secondo Forbes, ogni giorno il Brasile sforna 19 nuovi milionari, assetati di “esperienze” a caro prezzo. Insieme ai loro corrispettivi cinesi, contribuiranno alla crescita del mercato del lusso, previsto dal Boston Consulting Group in rialzo del 7 per cento nel prossimo anno. E sarà l’Europa – un tempo divoratrice del settore, oggi in piena recessione – a fornire gran parte del divertimento. Detto qualche anno fa, sarebbe suonato come uno scherzo all’orecchio di un cittadino europeo: vedersi superare, in quanto a possibilità economiche, da un Paese dell’ex “terzo mondo” era solo una scarsa probabilità. Oggi, anche se in maniera più sfumata di quanto descritto, è più o meno realtà. Continua a leggere