Cina e Brasile, insieme si cresce meglio


La Cina ha bisogno di materie prime per fomentare la sua economia. Il Brasile necessita di infrastrutture e soldi freschi per finanziare la ricerca tecnologica. Le due potenze emergenti fanno l’una al caso dell’altra. E allora la Rousseff vola a Pechino per un viaggio di sei giorni, insieme al Ministro dello sviluppo economico Fernando Pimentel e 300 imprenditori brasiliani. Una visita ufficiale che produrrà molti accordi economici e chissà, forse, farà un po’ invidia agli Stati Uniti. Obama infatti, in una recente visita in Brasile, non era riuscito a siglare nessun accordo di rilievo con il gigante verde oro.

Qualche intesa è stata già raggiunta: ieri Ren Zhengfe, presidente della Huawei (nota impresa di telecomunicazioni), ha annunciato che aprirà un centro di ricerca e sviluppo del valore di 350 milioni di dollari nella città di Campinas (SP) e che farà una donazione in infrastrutture informatiche del valore di 50 milioni di dollari alle università brasiliane. Secondo il Ministro Pimentel, intervistato da A Folha, la Huawei sarebbe interessata a entrare nel business della banda larga in Brasile. I lavori, che porteranno all’espansione del servizio nel Paese sudamericano, cominceranno a breve e la Cina vuole essere la grande protagonista della partita, quindi approfitta della visita di Dilma per portarsi avanti nelle relazioni “diplomatiche”.

C’è da scommettere però, che al centro dell’attenzione ci sarà anche la soia. Il Brasile, infatti, con i 68 milioni di tonnellate raccolti nel 2010, è il secondo produttore mondiale. La Cina è già il primo Paese importatore dal Brasile, ma vuole di più. L’obbiettivo è quello di entrare con più forza nella catena di produzione, attraverso accordi di esportazione con i coltivatori locali, l’acquisizione di terreni e investimenti nelle industrie. Alcune imprese cinesi si sono già fatte largo in sei stati brasiliani: San Paolo, Bahia, Goias, Santa Catarina, Rio Grande do Sul e Tocantins. Milioni di Reais investiti al fine di stabilizzare i prezzi della soia rompendo l’intermediazione delle imprese statunitensi. Un piano che favorisce sia i cinesi che i brasiliani. Insomma, insieme si cresce meglio.

Eliano Rossi.

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