Ora il Sudafrica è tra i Bric(s)


È un periodo fortunato per il Sudafrica: dopo aver ospitato i Mondiali 2010, ecco che entra ufficialmente nell’esclusivo club dei Bric. Pardon, Brics. Per la prima volta, nella conferenza di Sanya in Cina,  provincia di Hainan, del 14 aprile, è stato aggiunto un posto a tavola. Finalmente a Pretoria non saranno conosciuti solo come la terra dell’apartheid e dei diamanti.

La potenza economica dei Brics non è una novità: i cinque paesi rappresentano il 18% del Pil mondiale e pesano per il 15% sul commercio dell’intero globo. Numeri che stupiscono fino a un certo punto se si tiene conto del fatto che possiedono il 30% della superficie terrestre e il 42% della popolazione. Ma, se si vanno a leggere i numeri con più attenzione, questi paesi sono molto diversi tra loro. E, capovolgendo la celebre massima orwelliana, “alcuni sono più diversi degli altri”: Il Sudafrica infatti ha dei numeri molto inferiori a quello dei suoi quattro compari. Innanzitutto la popolazione: 49 milioni di abitanti, meno dell’Italia. Pochini, se raffrontati al miliardo e 300 milioni della Cina e al miliardo e 180 milioni dell’India. Ma anche agli oltre 200 milioni del Brasile e ai 139 della Russia.

Ancora più lontana è la quota per la quale i “Bafana bafana” pesano sul Pil mondiale a parità di potere d’acquisto. La Cina è inarrivabile, con il 13,6%. Più “umane” sono Delhi (5,4%), Mosca e Brasilia (entrambe al 3%). Ma gli eredi di Mandela si fermano allo 0,7%. E anche il tasso di crescita del Pil è un po’ in ritardo rispetto a quello dei suoi nuovi partner: Il 3% previsto per il 2011 sulla Baia della Tavola è sicuramente un ottimo risultato, superiore anche a quello degli Usa (+2,8%), ma ancora non in linea con la nuova realtà che la attende: la locomotiva dagli occhi a mandorla ha trainato il gruppo con un sorprendente 10,5% e l’India non si è certo nascosta, forte del suo 9,7%. Russia e Brasile poi si sono posizionate intorno al 5%.

A completare il quadro ci sono il dato allarmante del tasso di disoccupazione e del tasso di povertà: il primo è al 24,4%, il secondo addirittura al 50% (il 40% della popolazione vive con meno di 2 dollari Usa al giorno). Insomma, per essere arrivato nei salotti buoni dell’economia mondiale, c’è ancora qualcosa da sistemare per il presidente Jacob Zuma.

Ma allora perché è avvenuta questa svolta? Perché Hu Jintao, leader indiscusso tra i Brics, ha insistito tanto per avere un nuovo compagno di viaggio?

Per aumentare la propria influenza sull’Africa e per conquistare importanti materie prime a prezzi convenienti, delle quali hanno un gran bisogno. Il continente nero non è solo più un territorio di conquista (vedi alla voce Sudan), ma ormai un potenziale partner strategico sia dal punto di vista economico che politico. E il Sudafrica ne è stato eletto portavoce ufficiale tra i nuovi che avanzano. Per le quattro “sorelle maggiori”, il Sudafrica rappresenta un mercato in cui esportare beni di consumo, ma non solo. I Brics ora formano un’area virtuale all’interno della quale si viaggia sui 200 miliardi di dollari in scambi commerciali all’anno. In questo giro d’affari non rientrano solo scambi commerciali, ma preziosi investimenti congiunti e incrociati per favorire la crescita di infrastrutture e, appunto, il rastrellamento di materie prime. Tra queste il prezioso petrolio e i famosi metalli rari, indispensabili per l’alta tecnologia come motori ibridi, nanotecnologie e lampade a basso consumo. La Cina possiede ora il 95% della produzione di questi metalli rari e si stima che nel giro di 30-40 anni saranno esauriti . Dal momento che gli altri fortunati sono Brasile, Usa, Russia, Cile, Repubblica Democratica del Congo e appunto Sudafrica, soltanto questi ultimi due possono essere facile “preda” di Pechino in tempi brevi. In prospettiva i cinesi potrebbero fare affari d’oro, diventando monopolisti di questo fondamentale mercato e comprando ora a man bassa tutto quello che riescono a racimolare grazie ai loro canali privilegiati. Insomma, un’amicizia più che interessata.

Stefano Glenzer

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