Russia, il whisky minaccia la vodka


«Non esiste vodka buona o cattiva, può essere poca o sufficiente». La saggezza popolare non sbaglia mai, soprattutto in questo caso, ma potrebbe essere poco aggiornata sui tempi che cambiano: negli ultimi anni la Russia ha visto crescere il consumo di whisky scozzese proprio a scapito della tanto amata vodka.

In quello che è il mercato più grande del mondo, nel 2010 i superalcolici hanno occupato ben il 38,5% del valore, seguiti dal vino al 27% e la birra al 25%. Per farsi un’idea, nel 2009 sono stati consumati quasi 2 miliardi e 500 milioni di superalcolici da San Pietroburgo allo stretto di Bering. Ovvio, la vodka è ancora in testa alle preferenze di Mosca, ma il whisky sta recuperando velocemente terreno. Secondo un sondaggio pubblicato sul Moscow Times, un intervistato su due ha ammesso di bere vodka spesso (ovvero almeno una volta a settimana), mentre i consumatori regolari di whisky sono il 14%.

La “colpa” va attribuita all’ondata di liberalizzazioni voluta del 1992: Egor Gajdar, Primo Ministro lanciato da Boris Eltsin, da buon economista liberale sostenne la famosa “terapia shock”. Per rimuovere le barriere economiche e tagliare gli aiuti alle fabbriche e alle fattorie statali, vennero sancite dal Governo la liberalizzazione dei commerci con l’estero, dei prezzi e della concorrenza. Il risultato nel comparto degli spirits? Negli ultimi dieci anni la vendita di superalcolici importati è cresciuta di circa 40 volte.

Nell’ultimo periodo il whisky è stato l’unico superalcolico a crescere in termini di importazione per soddisfare i crescenti “bisogni” del popolo. Gin e tequila hanno perso terreno, il cognac è rimasto statico e, al momento, il whisky occupa i due terzi dell’import di superalcolici. Soprattutto lo scotch è molto apprezzato all’estero: rispetto all’anno precedente, nel 2010 le esportazioni della Scozia sono aumentate del 12%. E i degustatori più interessati sono stati proprio i russi. Negli ultimi dieci anni la spesa è passata da 5 milioni di sterline a 31 milioni.

A trainare questo cambio di gusti è stata la componente femminile dei bevitori. A quanto pare le donne, al contrario degli uomini, non amano ubriacarsi con i cicchetti di vodka. Così hanno scoperto il più gustoso e, apparentemente leggero, whisky. Non proprio una buona notizia per il governo, che sta cercando di contrastare l’alcolismo dilagante. Nel settembre 2010 il Cremlino ha approvato una legge che impedisce ai negozi di vendere superalcolici dalle 22 di sera alle 10 del mattino successivo. Questo provvedimento è stato preso all’interno del progetto di dimezzare il consumo e i decessi dovuti all’alcol entro il 2020. Inoltre ha alzato l’accise sulla produzione di alcolici mettendo in difficoltà i produttori locali. Chissà che prima o poi non intervenga anche sull’import.

Stefano Glenzer

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