Dal ping pong al basket, i difficili rapporti tra Cina e Stati Uniti


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Così è finita l'amichevole tra la Georgetown University e e i Bayi Rockets, squadra dell'esercito cinese (foto Reuters).

Un rapporto ad alti e bassi quello tra gli Stati Uniti e la Cina.  Il vicepresidente americano Joe Biden è sbarcato giovedì 18 a Pechino per una visita ufficiale di cinque giorni. Ad accoglierlo le parole del suo omologo Xi Jinping:  «Nell’attuale congiuntura gli interessi comuni dei nostri Paesi sono ancora più grandi».  Grandi per l’esattezza 1165 miliardi di dollari, la quantità di debito pubblico USA nelle mani di Pechino.

Perché convenevoli a parte, la Cina è preoccupata. Dopo il declassamento del debito sovrano americano quei buoni in cassaforte rischiano di perdere valore. Pechino lo ha detto chiaro e tondo, un’ingerenza inusuale nella sua politica estera: «gli Stati uniti attuino delle misure di disciplina fiscale». E Biden è lì per questo, rassicurare.

In programma colloqui con  il presidente Hu Jintao e il premier Wen Jiabao. Ma va convinto soprattutto Xi Jinping, l’uomo che nel 2012 dovrebbe assumere la guida della Repubblica Popolare. E che pure avrà le sue gatte da pelare. Perché se al confronto con l’utilitaria americana l’economia Cinese sembra una fuoriserie – con una crescita attorno al 9% – l’inflazione è alle stelle e il rischio-bolla concreto. Tanto che la banca centrale ha appena allargato, seppur di poco, la banda di oscillazione dello Yuan, una vecchia richiesta degli Stati Uniti.

Anche per Washington qualche margine di manovra. Non abbastanza però per parlare di Tibet e diritti umani. Parlarne seriamente, si intende. La priorità di Obama resta l’economia: rilanciare la crescita, scacciare i fantasmi di declino, e scongiurare il sorpasso della Cina.

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Joe Biden ha approfittato di una pausa del suo viaggio ufficiale per un pranzo tipico. Ordinando con l'aiuto del nuovo ambasciatore di Washington a Pechino, Gary Locke (foto Getty)

Dietro sorrisi, dichiarazioni accomodanti e pranzi a base di ravioli, quello che si percepisce è allora la tensione di una sfida. Tra l’impero che non vuole declinare e quello che prepotente emerge, legati dalle maglie dell’economia globale e dalla fetta di debito americano in cassa a Pechino. Un’amicizia sull’orlo della rissa. Proprio come nella partita di pallacanestro tra i Bayi Rockets, squadra dell’esercito cinese, e la Georgetown University. Per il bene della diplomazia, molto meglio il ping-pong.

 

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