Il Brasile ai tempi delle crisi


Lo spettro della recessione aleggia sulle economie europee. Gli Stati Uniti, dopo aver perso la tripla A e aver fatto la figura “dell’Italia” sull’approvazione dell’aumento al tetto del debito pubblico, bruciano milioni di dollari sui mercati finanziari. Le borse europee affondano più veloci del Titanic in quella tragica notte del 1912. L’oro tocca i massimi storici ormai ogni giorno. Il costo dei carburanti è alle stelle da tre mesi. Qualcuno parla già di tempesta perfetta. Ci risiamo baby: la crisi è tornata. O forse non è mai finita. E ha già scelto le sue vittime: la fragile Unione Europea e la declinante America di Obama.

Certo, oltre ai Paesi colpiti direttamente, anche nel resto del mondo la crisi dei debiti sovrani si farà sentire. Una contrazione delle grandi economie influisce pure sui Paesi virtuosi, ma attenzione: chi rimane al suo posto mentre tutti gli altri fanno un passo indietro, fa comunque un passo avanti.

Si è già detto molto sui fantastici tassi di crescita che il Brasile fa registrare ogni anno ormai da un decennio, ma ciò che appare interessante ora è capire quanto la settima economia del mondo sia solida e quali sono le sue prospettive.

A differenza di molte altre economie di rilievo, la crisi del 2008 non ha influito molto su quella brasiliana. Il conto, assai piccolo, è stato pagato solo nel 2009, con una contrazione del Pil dello 0,2%. L’anno successivo la locomotiva verde oro è tornata a correre con un +7,5%. Insomma, durante l’apice della crisi del 2008 il Brasile è rimasto al suo posto, mentre altri Paesi hanno fatto un passo indietro, tra cui l’Italia, che è stata scavalcata nella classifica delle maggiori economie del mondo proprio dal Brasile.

Il cielo, però, è tornato ad annuvolarsi. Nulla di grave per il momento, ma la situazione va tenuta d’occhio. Ieri (18/08/2011) l’Ibovespa (l’indice della borsa dei valori di San Paolo) ha perso il 3,52%, a seguito della pessima performance di Wall Street. Gli analisti fanno sapere che si tratta di un passaggio normale tanto che c’era da aspettarselo. Nelle ultime sei sessioni di scambi l’Ibovespa è sempre stato positivo, nonostante le pessime performance globali. Oltre ai tristi numeri di Wall Street, a tirare giù l’indice della borsa di SP ha contribuito anche Morgan Stanley, che nella mattinata di ieri ha visto al ribasso le stime sulla crescita del Pil mondiale per i prossimi due anni: 3,9% da 4,2% nel 2011 e 3,8% da 4,5% nel 2012. In tutto ciò il Brasile come si pone?

Nonostante qualche “frenatuccia”, la locomotiva verde oro dovrebbe continuare a viaggiare per il verso giusto. La crisi in quanto tale, cioè dei debiti sovrani, non lo tocca, poiché il debito pubblico equivale al 60% del Pil, una situazione che in Italia, Spagna, Grecia e Irlanda se la sognano. Il tasso di crescita del 2011 è stato visto al ribasso rispetto al 2010, sia per cause esogene (la congiuntura economica), sia per cause endogene (bisogna raffreddare l’economia per tenere sotto controllo il valore del Real), ma si dovrebbe mantenere su livelli comunque alti. Durante il primo trimestre del 2011 il Pil è cresciuto del 1,3%. Il secondo trimestre si stima al +0,62 (rispetto al primo), anche se non esistono ancora i dati ufficiali.

Ma la risorsa più grande su cui il Brasile potrà contare per uscire indenne dal momento difficile è il suo mercato interno. Nessuno dei Paesi oggi in crisi può contare su 190 milioni di potenziali consumatori in forte espansione. Gli altri mercati o sono piccoli, o sono saturi. E qui sorgono le preoccupazioni di Guido Mantega, ministro dell’Economia brasiliano. La paura è che se i mercati dei Paesi avanzati sono saturi, questi possano riversare sul mercato brasiliano gran parte della loro produzione, generando un serio conflitto. Libero mercato, si dirà…ma Mantega è deciso a proteggere la sua più grande risorsa a forza di dazi sull’import e controlli anti-dumping stretti.

D’altra parte, se gli Stati Uniti si ostinano a giocare sporco tenendo il dollaro molto basso, qualche risposta bisognerà pur darla. Occhio per occhio, dente per dente.

Eliano Rossi

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