In Brasile è guerra tra Shell e i Guaranì per l’etanolo


Se lo scontro Guaranì-Shell fosse una moderna riedizione del biblico Davide contro Golia, sarebbe già una vittoria per il popolo che vive tra Brasile, Paraguay, Bolivia, Argentina e Uruguay. Così non è: la differenza di “peso” tra i due contendenti è molto più ampia. I nativi sudamericani hanno chiesto al colosso petrolifero di non utilizzare più la loro terra ancestrale per produrre etanolo. In una joint venture da 12 miliardi di dollari con il gigante brasiliano Cosan, che ha dato vita al marchio Raizen, la Shell ha iniziato a disboscare e sfruttare il suolo brasiliano per la produzione di canna da zucchero. Il governo di Dilma Rousseff aveva provato a far rispettare le leggi per salvare la terra dei Guaranì, ma i tentativi sono stati inutili. Gli interessi economici sono troppo importanti e, come spesso avviene, sono fin troppo abbracciati con quelli politici. La maggiore lamentela dei nativi è diretta verso i pesticidi e i prodotti chimici utilizzati nelle piantagioni: “Da quando l’industria ha cominciato a operare la nostra salute è venuta meno: stanno peggio i nostri figli, gli adulti e anche gli animali”. Per ora queste giuste rimostranze non hanno sortito effetto.

I biocarburanti continuano a crescere, complici l’ondata ambientalista e il costante aumento del prezzo del petrolio. Nel 2010 la loro produzione ha sfondato i 100 miliardi di litri, stracciando i 90 miliardi di litri del 2009. E per il 2011 sono attesi numeri ancora superiori. Un litro di bioetanolo costa più di un terzo in meno e inquina il 70% in meno di un litro di benzina, il guadagno è chiaro a tutti.

In Brasile già da molti anni si utilizzano i biocombustibili per rifornire circa un terzo dei mezzi a due e quattro ruote. Non è un caso che lo Stato sudamericano sia il secondo produttore al mondo di biocarburanti dopo gli Stati Uniti – forti del 57% della produzione su scala planetaria. Secondo le stime sono circa 25 miliardi i litri di biocarburanti provenienti dal suolo brasiliano. Negli States si coltiva soprattutto il mais, mentre in Sudamerica è più diffusa la soia (Argentina), ma soprattutto la canna da zucchero, orgoglio del Paese guidato da Dilma Rousseff.

La campagna pubblicitaria della Fiat 500 in Brasile

Anche la Fiat si è adeguata. Avendo da tempo aggredito con forza il mercato brasiliano, dove ha anche aperto numerose fabbriche in accordo con il governo di Lula prima e Rousseff poi, ha deciso di montare sulla nuova 500 il motore Evo 1.4 8V Flex da 85 Cv alimentabile indifferentemente a benzina o con l’etanolo ricavato dalla canna da zucchero. Gli indios sono avvisati: non c’è solo la Shell ad avere forti interessi. Sarà meglio che si trovino dei buoni avvocati.

Stefano Glenzer

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