Brasile, la scuola di qualità è ancora per pochi


Con l’uscita dei risultati dell’Enem (Exame Nacional do Ensino Médio) è tempo di riflessioni sulla qualità dell’istruzione in Brasile. I risultati confermano la relazione tra il divario socio economico negli stati del Paese e il problema della qualità dell’educazione scolastica. Le scuole con le medie più alte si trovano negli stati più ricchi: San Paolo, Rio, Distrito Federal, Minas Gerais, Rio Grande do Sul e Santa Catarina. Nel nord est del Paese si concentrano invece gli istituti con i risultati più deludenti. Gli stati con le scuole peggiori sono il Maranhão, il Piauì e Tocantins. Inoltre i risultati del test descrivono la debolezza della scuola pubblica nei confronti di quella privata. Tra le prime 20 migliori scuole del Paese solo una è statale. Si tratta del Colégio de Aplicação da Universidade Federal de Viçosa (UFV) del Minas Gerais.

                                                                                                                                                                                                                             

Insomma, per garantire ai figli un’istruzione di livello, le famiglie brasiliane devono potersele permettere. Chi non può, si deve accontentare della scarsa qualità dell’educazione pubblica e forse di un futuro meno brillante per i propri figli. Per accedere alle università, infatti, occorre sostenere un’esame d’entrata molto severo, il vestibular. Questo test mette alla prova le conoscenze che gli alunni hanno appreso durante il percorso degli studi di base. Solo i migliori passano e va da se che chi ha avuto la sfortuna di frequentare una scuola non all’altezza abbia maggiori possibilità di rimane fuori.

L’Enem è il sistema di valutazione dell’insegnamento scolastico di base, che in Brasile comprende l’ensino fundamental e mèdio, della durata di 9 e 3 anni (l’equivalente delle scuole elementari, medie e superiori in Italia). Questo sistema ha un duplice obiettivo: valutare il grado di preparazione degli alunni e il grado di qualità delle scuole. E’ formato da 180 domande di difficoltà facile, media e difficile con argomenti di quattro macro-categorie: materie scientifiche, umanistiche, matematica e lingue.

I risultati dell’Enem, in alcuni casi, sono utilizzati anche come prova propedeutica all’entrata nelle università, anche se la maggioranza degli atenei ricorre ancora al temutissimo vestibular.

In seguito all’uscita dei risultati, il ministro dell’educazione Fernando Haddad si è preoccupato di convocare una conferenza stampa per spiegare i risultati al Paese. Voci di corridoio rivelano che il presidente Dilma non è stata affatto tenera con Haddad dopo l’uscita dei risultati, anche se lui ha smentito che la Rousself l’abbia ripreso. Il ministro ha dichiarato che “non c’è alcun dubbio sul miglioramento della scuola pubblica, tanto che i risultati medi nazionali sono più alti rispetto agli anni passati e questo è un indice inconfutabile di miglioramento in un Paese che forma l’88% dei suoi studenti nelle scuole pubbliche”. Haddad hai poi ammesso che “bisogna ancora analizzare la distribuzione dei dati per capire quanto la disuguaglianza sia ancora forte tra gli stati del Paese”. Ma la critica non ha risparmiato il Ministro, anche perchè i dati resi pubblici si limitano solo agli istituti dove almeno il 75% degli alunni ha preso parte agli esami. In buona sostanza, i dati divulgati sono ancora parziali e i risultati totali dovrebbero peggiorare ciò che è già emerso.

Nella maggior parte dei casi le scuole pubbliche patiscono la mancanza di infrastrutture adeguate e di personale docente qualificato. I risultati migliori si ottengono nelle scuole collegate alle università, dove spesso il corpo docente è in possesso di titoli universitari più avanzati. Vanno bene anche i collegi militari e le scuole che offrono una preparazione professionale oltre a quella intellettuale.

La crescita economica è un indicatore importante, misura l’espansione delle economie e gli incrementi di produzione. Il Brasile sta eccellendo a riguardo. Ma non è l’unico fattore sul quale conviene ragionare quando si analizza il grado di sviluppo di un Paese. La qualità dell’istruzione scolastica è un fattore di estrema rilevanza. Nel lungo periodo le economie emergenti avranno bisogno di personale qualificato, poiché è questo che marca la differenza nella qualità della crescita e la sua stabilità nel tempo. Il passaggio da un’economia di quantità a un’economia di qualità si misura anche così. Da un punto di vista politico poi, la qualità dell’educazione è sintomo di qualità della democrazia. Un popolo che ha pari possibilità di accedere a una buona istruzione di base in tutto il suo territorio è un popolo migliore, meno violento e con più possibilità di ascesa sociale. Lula ha offerto “bolsas familia” a chi dimostrava di mandare i propri figli a scuola, cercando di aumentare la quantità di persone con un’istruzione minima. Forse ora è il caso di puntare anche a “Bolsas do merito”. Uno degli slogan più in voga nella retorica patriottica è “Brasil, o Paìs do futuro”. Se questo corrisponde davvero alla volontà politica, il governo Roussef dovrà investire molto di più di quanto sta facendo nell’educazione pubblica, di qualità.

Eliano Rossi


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