I Brics si comprano l’Europa. Prima del previsto.


Il destino era già scritto nei numeri della crescita globale. Che arrivasse così presto però erano in pochi a immaginarlo. I Brics potrebbero comprare un pezzo d’Europa, leggi: il suo debito sovrano. Un ingresso con tanto di tappeto rosso. Perché per i Paesi dell’Eurozona finanziarsi sta diventando un’impresa sempre più costosa. E la liquidità degli emergenti, costruita su anni di surplus commerciale, sarebbe un provvidenziale salvagente.

Guido Mantega ministro finanze Brasile brics
Guido Mantega, ministro delle Finanze del Brasile. E' nato in Italia, a Genova, nel 1949.

I ministri delle finanze Brics ne discuteranno la prossima settimana a Washington, a margine del G20. «Vogliamo aiutare l’Unione Europea ad uscire da questa situazione», ha detto il ministro delle finanze Brasiliano Guido Mantega. E proprio il Paese sudamericano sta lavorando ad una bozza di intervento. Prevede di investire parte delle riserve monetarie in euro, anche per diversificare un portafoglio sbilanciato sul dollaro. O in alternativa di utilizzare la liquidità dei fondi sovrani targati Brics, come China Investment Corporation.

Di questo progetto proprio la Cina – forte di riserve valutarie per 3.200 mld di dollari – sarebbe il perno. «Siamo interessati ad investire sull’Europa», ha dichiarato il premier Wen Jabao. Ponendo però qualche condizione: essere riconosciuti a tutti gli effetti come un’economia di mercato e vedere da parte dei Paesi sviluppati efficaci misure di rigore. Tradotto: l’aiuto non arriva gratis. E l’Europa lo sa bene: i Brics guadagnerebbero peso all’interno del Fondo Monetario, e magari qualche lucrosa partecipazione nei campioni Europei, secondo alcuni il vero obiettivo dell’intervento. Soprattuto per la Cina, negli ultimi mesi molto attiva nell’investire sull’economia reale. Per l’Italia il nome che circola è quello di Eni. Potere dell’emergenza-debito: perfino l’italianità diventa un valore relativo.

Filippo Santelli

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