Gli interessi della Cina nel salvataggio dell’Europa


Il Premier della Repubblica Popolare Cinese Wen Jiabao al Summer World Economic Forum

Durante l’apertura del World Economic Forum a Dalian, conosciuto anche come il “Summer Davos”, Wen Jiabao è tornato a tendere una mano al Vecchio Continente dichiarando, davanti a 1500 business leaders, che “la Cina vuole espandere i suoi investimenti in Europa”. Ha anche rivelato di aver chiamato, nei giorni scorsi, Josè Manuel Barroso e di avergli ripetuto la stessa offerta d’aiuto: siamo disposti a salvarvi dalla crisi dei debiti sovrani. Ma poi avrebbe aggiunto una postilla, il prezzo. E a ben vedere, l’aiuto dei cinesi, se verrà, non sarà certo guidato dallo spirito di compassione. La Cina ha espresso la volontà di vedere anticipato il riconoscimento dello status di “Full Market Economy” in seno al WTO (fin’ora previsto non prima del 2016). “Dimostrare la sincerità d’intenti con qualche anno d’anticipo, è il modo in cui gli amici trattano gli amici”, ha dichiarato Jiabao riferendosi alle pressioni che gli europei potrebbero fare al WTO per accelerare il processo.

Ma c’è un’altra ragione per la quale i cinesi vorrebbero aiutare l’Europa: scongiurare il ritorno a un sistema finanziario globale dominato solo dal dollaro, nell’eventualità che l’Euro fallisca. La Cina ha già investito oltre 3 trilioni di dollari in valuta estera. Diversificare gli investimenti in più monete forti fa stare tranquilla Pechino, mentre un sistema basato solo sul dollaro condizionerebbe troppo gli investimenti agli alti e bassi della moneta Usa. Dunque un’Europa unita e in salute, con una moneta forte sui mercati finanziari, è interesse anche del gigante asiatico.

Ding Chun, direttore del European Research Center della Fudan University, ha dichiarato al China Daily che “comprare i bonds europei può tornare utile alla Cina. Inoltre è la forma più diretta per occuparsi della crisi del debito che attanaglia l’UE. Investire negli assets del mercato europeo è una buona cosa, perchè diminuisce il rischio di default stabilizzando i mercati”. Ma poi anche lui suggerisce una giusta ricompensa per l’aiuto di Pechino: “bisognerebbe togliere le barriere dell’UE verso le imprese cinesi”.

Non c’è dubbio che Pechino abbia molti interessi nel favorire l’uscita dalla crisi dell’Europa. Oltre ai vantaggi finanziari, ne trarrebbe un grande beneficio politico. La Cina ufficializzerebbe ciò che già da qualche anno sembra scontato: si sostituirebbe una volta per tutte agli Usa come stabilizzatore dei mercati internazionali e come potenza guida globale. L’Europa invece, se sopravviverà alla crisi dei debiti, sarà sempre più “China oriented”. Ma arrivati a questo punto, e considerata la gravità della situazione, si rendono necessari persino i patti col diavolo… Pardon, col dragone.

 Eliano Rossi

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