Gli effetti della “guerra delle valute”, i brasiliani si comprano Miami


 

Il deprezzamento del dollaro nei confronti del Real sta incentivando gli investimenti dei nuovi ricchi brasiliani negli Stati Uniti. Il mercato immobiliare della Florida e i negozi di Hi tech tirano un sospiro di sollievo, ma il rischio di un nuovo contraccolpo economico è dietro l’angolo

Pubblicato su The Post Internazionale

Da Sud a Nord alla ricerca del lusso e del comfort. Da Ipanema alla Florida, con le idee chiare e i soldi in tasca. Tanti soldi. Non è passato molto tempo da quando gli americani (e gli europei) guardavano al Brasile come destinazione per una felice vecchiaia o per una vacanza. Sole, mare, allegria e basso costo della vita. Ma i rapporti sono cambiati, il mondo si è capovolto. La crisi del 2009 ha ribaltato gli schemi e il Brasile si è trasformato da preda in predatore. A certificare la rivoluzione è il mercato immobiliare americano, proprio quello che aveva contribuito a generare la crisi. I brasiliani, insieme agli altri sudamericani, hanno fatto lievitare del 50 per cento il valore delle case in Florida, rispetto ai minimi del 2009. I dati sono di Condo Vultures, un’agenzia di consulenza per il Real Estate americana, elaborati dal Financial Times.

Pagano in contanti e non si accontentano del prodotto base. Cercano il lusso e la tranquillità che non trovano ancora in patria. Nelle grandi metropoli brasiliane la criminalità è un problema serio. In Florida la situazione è più serena e i tanti “latini” che ci vivono alleggeriscono il peso della saudade. Il prezzo degli appartamenti, nei condomini esclusivi della costa di Miami, è salito da 2,147 dollari al metro quadrato a 3,200 dollari. Sono ancora lontani dagli oltre 6,000 dollari pre crisi, ma l’aumento è significativo e si deve in gran parte agli investimenti dei nuovi ricchi sudamericani.

Oltre al mercato immobiliare, i brasiliani hanno preso di mira anche l’Hi-tech. I dazi sulla tecnologia che il Governo Rousseff ha imposto, rendono carissimi computers, cellulari, macchine fotografiche e tablets. Tutti beni che, oltre all’utilità pratica, manifestano le esigenze di status della nuova classe media.

Una classifica stilata dal quotidiano di San Paolo Folha dello scorso settembremostra come i turisti brasiliani hanno raggiunto il terzo posto tra i viaggiatori che spendono di più negli States. Davanti a loro resistono solo giapponesi e inglesi. In media lasciano 5918 dollari a persona sul suolo americano. La maggior parte di questi soldi è spesa per comprare televisori LCD, Iphones, macchine, e vestiti. Ma il dato più interessante è la velocità con la quale i brasiliani hanno raggiunto questa posizione. Dal 2003 a oggi, l’incremento della spesa pro capite è stato del 250 per cento.

Questa situazione è la conseguenza del boom economico e della “Guerra delle valute”. Il ministro dell’Economia Guido Mantega ha denunciato più volte come gli Stati Uniti tengano basso il dollaro in maniera artificiale, causando l’apprezzamento incontrollato del Real. Il valore della moneta brasiliana è cresciuto del 25 per cento dal 2009, con picchi del 40 per cento. Solo da agosto la tendenza si è invertita, ma il potere di acquisto dei brasiliani negli Stati Uniti rimane alto.

Questo fenomeno causa la perdita di competitività delle aziende di casa e l’aumento della richiesta di beni importati o anche, come sta succedendo adesso, il turismo da shopping.

C’è da chiedersi se i costruttori americani, gli albergatori e i negozianti possano tirare un sospiro di sollievo, oppure debbano cominciare a preoccuparsi di nuovo. Se il Real continuasse la sua discesa si andrebbe in contro a un altro contraccolpo economico. A quel punto il Brasile tornerebbe conveniente per i nuovi ricchi, e i capitali che stanno inondando Miami se ne andrebbero con la stessa velocità con la quale sono arrivati: gli effetti perversi della “Guerra delle Valute”.

Eliano Rossi

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