Il dilemma di Dilma: proteggere o riformare l’industria brasiliana?


Nonostante l’economia brasiliana sia diventata da poco la sesta più grande del mondo, il governo Rousseff è preoccupato dagli effetti della guerra delle valute. La produzione industriale del Brasile rallenta in molti settori, soprattutto quello automobilistico. Il Presidente Dilma e il ministro dell’Economia Guido Mantega, stanno preparando la controffensiva che dovrebbe rilanciare la locomotiva sudamericana.

Pubblicato sul The Post Internazionale

È stata definita la “gallina brasiliana”. Non per le uova d’oro, ma per la velocità con cui torna a terra dopo aver volato. L’economia del Brasile rallenta, frenata dalla mancanza di competitività della sua produzione industriale. Dopo la visita alla fiera della tecnologia di Hannover in Germania, Dilma Rousseff ha lanciato un j’accuse contro la politica monetaria europea: “I Paesi sviluppati sono i difensori del libero commercio, ma praticano politiche protezionistiche feroci”, ha dichiarato in un’intervista esclusiva al giornalista Luis Nassif. Dalle parole del Presidente traspare un certo nervosismo. I dati macroeconomici del Brasile non fanno più stropicciare gli occhi. Anzi, preoccupano. Secondo l’IBGE, l’istituto di statistica nazionale brasiliano, a gennaio la produzione industriale è caduta del 2,1 per cento. I posti di lavoro nei settori collegati sono diminuiti dello 0,3 per cento. E senza misure rapide la situazione peggiorerà.

Bce e Fed vs Real

Secondo Dilma tutto ciò è causa delle operazioni di quantitative easing fatte dalle banche centrali dei Paesi sviluppati. Gli Stati Uniti prima, e più di recente l’Europa, hanno inondato il mercato finanziario di liquidità a basso costo per evitare il credit crunch da parte delle banche. Missione riuscita nel caso degli Stati Uniti e in via di soluzione in Europa ma, secondo Dilma, a spese di Paesi come il Brasile: “il quantitative easing è una forma artificiale di svalutazione delle monete non regolata dal World Trade Organization. Il Brasile prenderà misure istituzionali per evitare la cannibalizzazione del suo mercato interno”, ha dichiarato Dilma a Luis Nassif. Le sue parole si riferiscono al surriscaldamento del Real, la valuta brasiliana. Il rapido apprezzamento degli ultimi anni ha fatto salire i costi di produzione dell’industria locale, rendendo i prodotti made in Brazil poco competitivi. “Nessuno potrà venire da me e lamentarsi se il Brasile si difenderà”, ha detto Dilma.

Protezionismo o riforme?

Il calo della produzione industriale di gennaio è dovuto, in gran parte, al crollo del settore automobilistico che ha registrato una riduzione del 30,7 per cento. Le case automobilistiche che producono in Brasile hanno dovuto fare i conti con l’aumento delle importazioni di veicoli dall’Asia e dal Messico. E proprio il Messico è stato la prima vittima della controffensiva brasiliana alla guerra delle valute. Tra i due Paesi vige, dal 2002, un trattato di accesso preferenziale al mercato delle automobili. Un accordo che ha portato investimenti e vantaggi a entrambi i Paesi. Soprattutto al Brasile, che per anni ha fatto registrare un surplus nella compravendita di beni dal Messico. Ma nel 2011 il valore dell’export delle automobili dal Paese centroamericano ha toccato i 2,4 miliardi di dollari a fronte degli 1,4 miliardi del 2010. Un aumento troppo significativo. Per questo il Brasile ha chiesto al Messico, minacciandone la cancellazione, di sospendere il trattato di accesso preferenziale per tre anni, stabilendo un tetto all’export di 1,7 miliardi di dollari.

La controffensiva monetaria

La protezione dell’industria nazionale passa per il contenimento del valore del Real. L’auspicio del ministro dell’Economia, Guido Mantega, è mantenere il cambio Real-Dollaro tra 1,70 e 1,80. A questo proposito il 12 marzo, il Governo di Planalto ha annunciato l’estensione da tre a cinque anni dell’incidenza dell’IOF, l’imposta sulle operazioni finanziarie, con l’obbiettivo di contenere l’entrata di capitali con scadenza breve che surriscaldano la valuta. Per stimolare l’economia, invece, il Copom (comitè di politica monetaria della banca centrale brasiliana) ha abbassato il tasso d’interesse di riferimento del mercato interbancario (SELIC), dal 10,5 per cento al 9,75. Ma il dilemma di Dilma rimane lo stesso: fare riforme per aumentare la competitività dell’industria nazionale, o favorirla attraverso misure protezionistiche? L’unica certezza è che, qualunque sia la strada che sceglierà di intraprendere, nessuno potrà andare da lei a lamentarsi.

 Eliano Rossi

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