Tutto il lusso del Brasile


Mentre il Vecchio Continente si arrovella per trovare le parole giuste nel raccontare la crisi economica, come il Grexit, lo Spanic o gli acronimi alla P.I.G.S., in Brasile i nuovi ricchi e la classe media prendono confidenza con quei lussi che un tempo erano esclusivi, come champagne, resort, yacht e safari

Pubblicato sul The Post Internazionale

HA AVUTO UN DISCRETO successo, in Brasile, la trasmissione di un reality show su cinque donne straricche che spendono i loro soldi senza ritegno. Più che dai media brasiliani, le critiche arrivarono dai giornali europei. In preda alla crisi economica del Vecchio Continente e con gli stereotipi fermi a dieci anni fa, trovavano di cattivo gusto la messa in onda di quel programma in un Paese pieno di disuguaglianze. Si fa fatica a capacitarsi che i capitali non hanno l’obbligo di dimora e si spostano a seconda dei cicli economici. Oggi si trovano dove mancavano da tempo.

Secondo Forbes, ogni giorno il Brasile sforna 19 nuovi milionari, assetati di “esperienze” a caro prezzo. Insieme ai loro corrispettivi cinesi, contribuiranno alla crescita del mercato del lusso, previsto dal Boston Consulting Group in rialzo del 7 per cento nel prossimo anno. E sarà l’Europa – un tempo divoratrice del settore, oggi in piena recessione – a fornire gran parte del divertimento. Detto qualche anno fa, sarebbe suonato come uno scherzo all’orecchio di un cittadino europeo: vedersi superare, in quanto a possibilità economiche, da un Paese dell’ex “terzo mondo” era solo una scarsa probabilità. Oggi, anche se in maniera più sfumata di quanto descritto, è più o meno realtà.

Se dal Boston Consulting Group, commentando il nuovo report sul Global Luxury Market, specificano che senza l’apporto di Cina e Brasile il mercato del lusso non crescerebbe a questi livelli, il segnale è forte. Come lo è stato quello lanciato da rede Bandeirantes, un popolare canale televisivo brasiliano. A gennaio ha lanciato per la prima volta nel Paese un reality sulla vita dei ricchi: “Mulheres Ricas”, donne ricche, appunto. Val, Narcisa, Brunette, Debora e Lydia sono cinque amiche con un solo “problema” in comune: spendere i loro soldi.

Tanti e in qualsiasi modo. Come comprare un nuovo aereo personale o passare un paio di giorni in una villa sulla spiaggia di Angra dos Reis, tra calici di vino e ristoranti chic. Il programma ostenta la ricchezza nel modo più sfacciato. Brunette, architetta di buona famiglia, serve l’acqua al suo cagnolino in un bicchiere di cristallo. Acqua minerale, ovviamente. Debora, annoiata della sua giornata sul bordo della piscina di casa, decide di ravvivarla comprando una moto da 89 mila Reais. Reality a parte, in Brasile c’è davvero molto capitale e lo si spende ben volentieri.

Il Daily Mail e il The Guardian, criticarono aspramente la messa in onda di Mulheres Ricas. Il Brasile, nonostante i grandi progressi economici, è tra i dieci stati più ineguali al mondo. Il suo coefficiente di Ginicorrisponde a 51.9, in una scala che va da zero, massima distribuzione di ricchezza, a 100, concentrazione assoluta. Circa 11,5 milioni di brasiliani vivono ancora nelle favelas. Ma il successo del reality è il segno che lo sfoggio di ricchezza non disturba più la società brasiliana e Bande ha annunciato che trasmetterà la seconda stagione a gennaio 2013.

I marchi del lusso corrono nelle grandi città per aprire nuovi negozi. Altri, già presenti sul mercato, approfittano della posizione conquistata per accrescere i guadagni. Merito dei lauti stipendi che le grandi imprese locali pagano ai propri funzionari di alto livello. Secondo uno studio fatto da Hay Group nel 2011, in Brasile un top executive guadagna più del doppio rispetto ai suoi pari ruolo negli Stati Uniti e in Europa.

Ciò si deve ai bonus che le aziende accordano ai loro manager, più alti rispetto ai colleghi delle economie sviluppate, perché il mercato cresce di più. Lo studio rivela che un alto funzionario di una grande impresa guadagna in media 867 mila dollari all’anno, mentre i suoi pari livello negli Stati Uniti arrivano a 465 mila dollari. In Italia siamo intorno ai 451 mila dollari.

“Prima vendevo barche solo ai proprietari di grandi imprese, mai agli amministratori delegati o ai dirigenti. Oggi le cose sono cambiate. C’è più meritocrazia e più persone cominciano a guadagnare bonus sulla base del successo del loro lavoro. E vogliono spendere”, dichiarava qualche mese fa all’agenzia di stampa Ap, Marcio Cristiansen, responsabile del gruppo Ferretti in Brasile.

Il famoso brand italiano di imbarcazioni di lusso, nel 2011 ha visto i profitti salire a 240 milioni di dollari nel mercato brasiliano. Il 40 per cento dei ricavi globali. Nel 2007, arrivava a malapena al cinque per cento. Associated Press riporta che dal 2008, il mercato degli yacht nel Paese sudamericano è cresciuto del 30 per cento, mentre in Europa e Stati Uniti è calato del 70. “Non avrei mai immaginato di arrivare a questo livello, ne che i mercati tradizionali cadessero così tanto”, diceva Cristiansen.

Secondo il report di Boston Consulting, il vero boom del mercato del lusso riguarderà meno gli oggetti classici, come gli orologi o gli abiti griffati,e più le “esperienze” esclusive: centri benessere, safari esotici e viaggi a cinque stelle. E non saranno solo le protagoniste di un reality a giovarne, ma anche e soprattutto le persone reali: quei nuovi ricchi in cerca del lusso. Che fino a qualche tempo fa era prerogativa dei cittadini americani ed europei.

Eliano Rossi

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