Rio, favela eco-sostenibile grazie a riciclo e orti urbani


“Non c’è trasformazione che porti una realtà difficile ad essere un posto migliore all’improvviso. Sono necessarie collaborazione, tempo e pazienza”, racconta Lea Rekow, ricercatrice australiana della Griffith University. Arrivata a Rio de Janeiro un anno e mezzo fa si è accorta che oltre alla povertà e al disagio sociale c’è un altro problema che attanaglia le favelas brasiliane: la cementificazione. Il suo progetto “Green my Favela”, con la collaborazione della ONG “Rocinha  mundo da arte”, ha portato piccoli angoli di verde tra le vie scure e umide dello slum più grande del sud America, una comunità da 150 mila persone nella zona sud della “Cidade Maravilhosa”. Continua a leggere su Sky.it

L’imprenditore visionario e la “piccola Shanghai” brasiliana. Ecco Eikelandia


Eike Batista, l’uomo più ricco del Sud America, sta costruendo un super complesso industriale e un porto a 400 chilometri a nord di Rio de Janeiro. L’opera permetterà al Brasile di compiere un ulteriore balzo in avanti verso la maturità economica. São João da Barra, 30 mila abitanti, diventerà una piccola Shanghai da oltre 200 mila persone. Attrarrà le grandi imprese dell’acciaio, del cemento e delle automobili, ma soprattutto lancerà il petrolio del Pre-sal nel mondo. Il costo sociale, però, cresce insieme all’opera, definita da molti come un miracolo economico

Pubblicato sul The Post Internazionale

OGNI GIORNO circa quattro mila operai raggiungono la spiaggia di São João da Barra, 400 chilometri a nord di Rio de Janeiro. Con il loro lavoro contribuiscono al più grande investimento privato, destinato a un’infrastruttura, della storia del Brasile: il porto di Açu e il super complesso industriale che sorgerà alle sue spalle. Tutto finanziato dal magnate brasiliano Eike Batista.

Secondo le previsioni del BNDES, la banca nazionale per lo sviluppo, i lavori attrarranno investimenti per 36 miliardi di Reais (circa 16 miliardi di euro). Ma le tecniche di esproprio dei terreni, destinati alla costruzione delle opere, hanno suscitato le proteste degli abitanti. Il Consiglio Statale per i Diritti Umani di Rio de Janeiro sta indagando per capire se dietro gli espropri si nascondono le militias, gruppi di ex militari armati che controllano traffici illeciti in alcune zone di Rio de Janeiro.

L’imprenditore visionario e il suo progetto

Eike Batista è l’uomo più ricco del Brasile. Secondo la rivista Forbes, l’ottavo al mondo. Nel 2007 ha scelto di investire nel progetto del porto di Açu, con l’obiettivo di creare un polo industriale di riferimento per tutto il Brasile. Per farlo ha messo in moto la sua holding, la EBX: una scatola che contiene una serie di società impegnate nello sviluppo dei lavori.

Ognuna ha un nome di tre lettere, di cui una è la X, il simbolo della moltiplicazione del denaro: la società di logistica LLX è responsabile dello sviluppo portuario. L’impresa energetica MMX costruirà due centrali termiche: una a gas naturale da 2100MW, l’altra a carbone da 3300MW. La società di costruzioni OSX si occuperà del molo e della darsena. Mentre la OGX, la più grande compagnia privata di Oil and Gas del Brasile, sfrutterà il porto per facilitare le esplorazioni di petrolio nella bacia de Campos dalla quale, lo scorso 31 gennaio, Eike Batista ha annunciato di aver estratto il primo barile di petrolioSi tratta di un bacino nel Pre-sal, il complesso di giacimenti di petrolio situato a otto chilometri di profondità dalla superficie del mare e a 300 chilometri dalla costa.

Oltre alle sue imprese, Eike Batista vuole sfruttare i 90 chilometri quadrati del complesso industriale per attrarre ulteriori investimenti. In cantiere ci sono due centri siderurgici: uno sarà costruito dalla cinese Wisco (fra i tre maggiori produttori d’acciaio del Paese asiatico). L’altro lo realizzerà la società italo-argentina Ternium-Techint.

Batista vorrebbe anche una grande fabbrica di automobili nel complesso di Açu, ma al momento non è ancora chiaro quale casa automobilistica deciderà di investirvi. La Fiat, già presente nel mercato brasiliano da decenni, non sembra interessata. Sfrutta già il porto di Vitoria, nello Stato di Espiritu Santo. Al contrario, Toyota e Suzuki sembrano favorevoli a investire, ma non hanno ancora dato conferme. Per ultimo, Eike Batista vorrebbe attirare una fabbrica di Ipad. Da tempo la Foxconn, l’impresa cinese che produce i tablet della Apple, starebbe pensando di aprire un centro produttivo in Brasile. Il complesso di Açu potrebbe fare al suo caso.

Il costo sociale dello sviluppo economico

Prima dell’inizio dei lavori del porto, São João da Barra era conosciuta solo per il “cognac do milagre”, un distillato a base di catrame che si diceva potesse curare i mali dell’artrite. Per il resto, la cittadina vive di pesca, allevamento e agricoltura. Dal 2013, quando il porto sarà consegnato al pubblico, cambieranno molte cose. Studi di settore affermano che in 10 anni la popolazione passerà da 33 mila a 200 mila abitanti a causa dell’indotto economico. Si genereranno oltre 50 mila posti di lavoro. São João da Barra diventerà la piccola Shanghai del Brasile.

Come tutte le grandi opere, anche questa si trascina critiche e forzature. Le proteste degli ambientalisti non mancano. Ma sono quelle dei residenti a fare più rumore. La realizzazione del progetto passa per l’esproprio di 70 chilometri quadrati di terreno, confinanti con i 100 già di proprietà di Batista. Fin’ora sono stati riscattati, tra le polemiche, solo 23 chilometri quadrati. Il procuratore federale Eduardo Oliveira ha aperto un’inchiesta per verificare il coinvolgimento delle militias nel processo di esproprio. Si pensa che i residenti abbiano ricevuto forti intimidazioni affinché la Compagnia per lo Sviluppo Industriale di Rio, la Codin, potesse comprare i terreni dai cittadini e rivenderli alla LLX.

La Codin assicura che ogni proprietario ha ricevuto un compenso di 100 mila Reais (circa 43 mila euro) per acro di terra espropriato e che sono state coinvolte solo sedici famiglie. La presidente del Consiglio dei Diritti Umani di Rio, Andrea Sepulveda, parla invece di 300 famiglie, non tutte disposte a lasciare la loro terra. Alla rete televisiva Globo, la Sepulveda ha espresso un concetto semplice per spiegare le sue ragioni: “Non c’è progresso se non aumentano i benefici per tutti”. “Stiamo trattando con l’Ufficio per lo Sviluppo per far si che la seconda fase degli espropri avvenga nel rispetto dei diritti umani”, ha dichiarato al quotidiano Folha.

Eike Batista non è il primo imprenditore visionario che cerca di costruire una città da zero per i suoi affari. Henry Ford ci aveva già provato nel 1928quando, nel bel mezzo della foresta Amazzonica, costruì la sua Fordlandia: una città prefabbricata che serviva a produrre gomma per i pneumatici delle automobili. Ma questo precedente non è incoraggiante: Fordlandia oggi è una città fantasma. Sarà più generoso il futuro con Eikelandia?

di Eliano Rossi

Gli effetti della “guerra delle valute”, i brasiliani si comprano Miami


 

Il deprezzamento del dollaro nei confronti del Real sta incentivando gli investimenti dei nuovi ricchi brasiliani negli Stati Uniti. Il mercato immobiliare della Florida e i negozi di Hi tech tirano un sospiro di sollievo, ma il rischio di un nuovo contraccolpo economico è dietro l’angolo

Pubblicato su The Post Internazionale

Da Sud a Nord alla ricerca del lusso e del comfort. Da Ipanema alla Florida, con le idee chiare e i soldi in tasca. Tanti soldi. Non è passato molto tempo da quando gli americani (e gli europei) guardavano al Brasile come destinazione per una felice vecchiaia o per una vacanza. Sole, mare, allegria e basso costo della vita. Ma i rapporti sono cambiati, il mondo si è capovolto. La crisi del 2009 ha ribaltato gli schemi e il Brasile si è trasformato da preda in predatore. A certificare la rivoluzione è il mercato immobiliare americano, proprio quello che aveva contribuito a generare la crisi. I brasiliani, insieme agli altri sudamericani, hanno fatto lievitare del 50 per cento il valore delle case in Florida, rispetto ai minimi del 2009. I dati sono di Condo Vultures, un’agenzia di consulenza per il Real Estate americana, elaborati dal Financial Times.

Pagano in contanti e non si accontentano del prodotto base. Cercano il lusso e la tranquillità che non trovano ancora in patria. Nelle grandi metropoli brasiliane la criminalità è un problema serio. In Florida la situazione è più serena e i tanti “latini” che ci vivono alleggeriscono il peso della saudade. Il prezzo degli appartamenti, nei condomini esclusivi della costa di Miami, è salito da 2,147 dollari al metro quadrato a 3,200 dollari. Sono ancora lontani dagli oltre 6,000 dollari pre crisi, ma l’aumento è significativo e si deve in gran parte agli investimenti dei nuovi ricchi sudamericani.

Oltre al mercato immobiliare, i brasiliani hanno preso di mira anche l’Hi-tech. I dazi sulla tecnologia che il Governo Rousseff ha imposto, rendono carissimi computers, cellulari, macchine fotografiche e tablets. Tutti beni che, oltre all’utilità pratica, manifestano le esigenze di status della nuova classe media.

Una classifica stilata dal quotidiano di San Paolo Folha dello scorso settembremostra come i turisti brasiliani hanno raggiunto il terzo posto tra i viaggiatori che spendono di più negli States. Davanti a loro resistono solo giapponesi e inglesi. In media lasciano 5918 dollari a persona sul suolo americano. La maggior parte di questi soldi è spesa per comprare televisori LCD, Iphones, macchine, e vestiti. Ma il dato più interessante è la velocità con la quale i brasiliani hanno raggiunto questa posizione. Dal 2003 a oggi, l’incremento della spesa pro capite è stato del 250 per cento.

Questa situazione è la conseguenza del boom economico e della “Guerra delle valute”. Il ministro dell’Economia Guido Mantega ha denunciato più volte come gli Stati Uniti tengano basso il dollaro in maniera artificiale, causando l’apprezzamento incontrollato del Real. Il valore della moneta brasiliana è cresciuto del 25 per cento dal 2009, con picchi del 40 per cento. Solo da agosto la tendenza si è invertita, ma il potere di acquisto dei brasiliani negli Stati Uniti rimane alto.

Questo fenomeno causa la perdita di competitività delle aziende di casa e l’aumento della richiesta di beni importati o anche, come sta succedendo adesso, il turismo da shopping.

C’è da chiedersi se i costruttori americani, gli albergatori e i negozianti possano tirare un sospiro di sollievo, oppure debbano cominciare a preoccuparsi di nuovo. Se il Real continuasse la sua discesa si andrebbe in contro a un altro contraccolpo economico. A quel punto il Brasile tornerebbe conveniente per i nuovi ricchi, e i capitali che stanno inondando Miami se ne andrebbero con la stessa velocità con la quale sono arrivati: gli effetti perversi della “Guerra delle Valute”.

Eliano Rossi

Vittorie, paura e fiction. La presa di Rocinha e la politica di imposizione della pace. Spettacolarizzazione di un’occupazione


La polizia di Rio libera la favela Rocinha dal traffico di droga. Il blitz è scattato all’alba. Sono stati impiegati tremila uomini, tra poliziotti e soldati, oltre a 18 mezzi blindati della marina e sette elicotteri da combattimento

Pubblicato su The Post Internazionale e riprodotto su Wikibrics

HANNO fatto il giro del mondo le immagini della presa indolore di Rocinha e Vidigal, tra le favelas più grandi di Rio de Janeiro a due passi da Leblon, il quartiere “bene” della Cidade Maravilhosa. Senza colpo ferire, le famose “Tropas de elite” si sono fatte largo all’alba di domenica 13 novembre, occupando il territorio con i carri armati e gli elicotteri. Un’operazione perfetta, cominciata tre giorni fa con l’arresto di Antônio Bonfim Lopes, detto Nem. Il trafficante di droga più influente di Rio. Il padrone della favela di Rocinha.

Ma tra i 120 mila abitanti del quartiere non sono tutti contenti. Molti hanno paura. Non è facile chiudere con il passato. Nem aveva stabilito regole e gerarchie precise nella favela. Da queste parti poi, la fiducia nella Policia Militar (PM) non è diffusa. E non potrebbe essere altrimenti dato che molte delle armi in mano ai trafficanti vengono dagli arsenali della polizia. La corruzione è un male comune a molti Paesi.

Inoltre la sensibilità della PM nella gestione della vita quotidiana è discutibile. João Rodrigues Arruda, Procuratore della Justiça Militar in pensione e autore del libro O Uso Político das Forças Armadas (L’uso politico delle forze armate, Mauad Editore), ha ribadito il concetto alla stampa: «I militari sono addestrati al combattimento, non alla gestione sociale. Certe volte non capiscono che fare un churrasquinho, la grigliata di carne in stile brasiliano, per strada o ballare il funk con la musica ad alto volume, fa parte della cultura della favela. I militari pensano solo a imporre la disciplina della caserma».

E spesso non si limitano a questo. Ci sono mele marce nei corpi migliori di qualsiasi esercito. Dopo la conquista del Complexo do Alemão lo scorso febbraio, sono state molte le denunce di abusi sui cittadini. Basta la minima provocazione, o il minimo sospetto e chi si trova nel momento sbagliato al posto sbagliato rischia di ricevere una “lezione”. Le denunce sono state tante che il Ministero Pubblico Federale ha convocato un’udienza generale il prossimo 18 novembre. Il gruppo di lavoro del Procuratore che accompagna l’azione delle forze di pacificazione vuole ascoltare le lamentele dei cittadini delle favelas.

L’intento di voler ripulire Rio dai trafficanti di droga è ineccepibile e condiviso dalla maggioranza dei carioca. Tra il 27 e il 29 novembre del 2010 l’Ibope, l’Istat brasiliano, ha raccolto l’opinione di mille residenti dello stato di Rio e l’88% degli intervistati si è detto favorevole alle forze di pacificazione nelle favelas. Dopo la spettacolare presa del Complexo do Alemão, avvenuta in mondovisione, sembra che al Governo federale non dispiaccia far vedere all’esterno con quanta fermezza stia preparando la città a ricevere la prossima Coppa del Mondo di calcio e le Olimpiadi del 2016. Per “l’operazione Rocinha” il Governatore di Rio ha chiesto al Ministero della Difesa l’aiuto dei fucilieri navali e dei blindati della Marina, oltre agli elicotteri e le forze di polizia a sua disposizione. Forse un dispiegamento di forze un po’ eccessivo, considerato che il boss di Rocinha, Nem, era stato già arrestato tre giorni prima.

Ma c’è un altra storia che lascia perplessi. Sembra che Nem abbia organizzato una festa di addio di cinque giorni per tutti i residenti, tra ottobre e novembre, con tanto di fiumi di birra e carne offerti alla gente. Lo scoop è di Folha de S. Paulo, che ha raccolto le testimonianze di alcuni abitanti di Rocinha. Forse Nem sapeva già tutto, o lo immaginava, tanto da aver avuto il tempo di lasciare “il testimone” ad altri. Le indiscrezioni che circolano sostengono che Nem abbia comprato i voti per l’elezione di Leonardo Lima a presidente dell’UPMMR (União Pró Melhoramentos dos Moradores da Rocinha), l’associazione che fa da filtro tra la favela e le istituzioni. Lima ha già smentito le accuse, ma il dubbio rimane. Così come l’impressione che il filo che separa la vittoria dalla paura e la fiction sia troppo sottile.

di Eliano Rossi

 

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Nel Brasile del boom, il dramma dei tagliatori di canna


Pubblicato da Eliano Rossi su “The Post Internazionale”, riprodotto su Wikibric(s)

“Sei del ministero o del sindacato?”, chiede Marta, tagliatrice di canna da zucchero della raffineria di etanolo Santa Maria, a Medeiros Neto, nell’estremo sud dello stato di Bahia. E’ curiosa perchè negli ultimi tempi i lavoratori ricevono molte visite dalle istituzioni e dalle parti sociali. C’è un gran movimento intorno al mondo dell’etanolo, ma lei può solo intuire quello che succederà. Un accordo del 2007 tra gli enti locali e il governo di San Paolo ha aperto la strada a una direttiva federale che cambierà la vita di molte persone, tra cui quella di Marta. Dal 2014 sarà vietato ai produttori di etanolo bruciare le foglie di canna da zucchero, causando la meccanizzazione del processo di taglio. Ogni macchina sostituirà il lavoro di 97 persone e creerà un’ondata di disoccupati senza futuro. In 600mila perderanno il lavoro e dovranno, in qualche modo, reinventarsi. Sono tutti tagliatori di canna da zucchero, il vero oro brasiliano. Un mestiere antico, fatto da gente di bassa estrazione sociale e scarsa educazione scolastica. Per loro sarà difficile sbarcare il lunario. Il Paese si trova in pieno boom economico, ma richiede sempre più manodopera qualificata.

 

Nel Nord Est brasiliano ci sono campi di canna da zucchero a perdita d’occhio. Di tanto in tanto ci si imbatte in gruppi di persone curve che tagliano i fusti della pianta. Arrivano sugli autobus della raffineria. Li prendono dai dormitori che gli usineros, gli imprenditori del settore, mettono a disposizione e li accompagnano nella zona di lavoro. La giornata comincia presto, alle sei di mattina. Prima di impugnare il machete si concedono un cafezinho, poi piegano la schiena e cominciano a tagliare la canna. Il loro stipendio dipende da quello che tagliano, quindi non c’è tempo per le distrazioni. E i soldi sono pochi: circa 30 centesimi di Real per metro quadrato. Ma quel poco che guadagnano è fondamentale. Spesso sono figli di tagliatori che hanno sempre fatto quel mestiere. Non conoscono altro modo per guadagnarsi la vita. E anche grazie a loro il Paese ha sviluppato, nel tempo, una tecnologia all’avanguardia nel mondo. L’etanolo brasiliano, per il momento, è l’unico vero sostituto del petrolio già testato su larga scala. Le macchine con motore flex, nove su dieci in Brasile, hanno prestazioni simili a quelle a benzina, ma inquinano molto meno. Si risparmia fino al 70% ai distributori, anche se quest’anno la raccolta di canna è stata più bassa e i prezzi sono aumentati. Un litro di etanolo si produce con un Real, circa 40 centesimi di euro. Nelle stazioni di rifornimento arriva a costare il doppio. Ma è sempre meno della benzina.

 

“ Sembra che sia arrivato il momento della canna da zucchero” dice Israel Filho, direttore della produzione nella raffineria Santa Maria. “Oggi tutto il mondo si sta accorgendo delle potenzialità dell’etanolo a causa del costo del petrolio, anche se sarebbe meglio non illudersi troppo”, continua Israel. “In fondo sono 500 anni che in Brasile dicono che è arrivato il momento della canna, ma poi i prezzi crollano e si ricomincia tutto da capo”.

Non sarebbe la prima volta che accade. Nei primi anni ’90 il prezzo dello zucchero arrivò alle stelle e la produzione di etanolo fu abbandonata, facendo quasi fallire tutto il comparto. Oggi la situazione è cambiata, così come l’atteggiamento del Governo. Conviene sovvenzionare l’etanolo in caso di crisi, piuttosto che lasciarlo fallire e puntare solo sul petrolio.

 

Oltre la questione energetica esiste una questione sociale. “Il lavoro nei campi è duro, anche se le condizioni di lavoro sono migliorate rispetto a qualche anno fa”, racconta Celio Antonio da Silva, supervisore agricolo alla Santa Maria. “Il Governo concede ai tagliatori un sussidio nel periodo di semina, durante il quale non lavorano. Spesso alloggiano nei dormitori delle fabbriche e fanno pure qualche corso di formazione. Comunque il loro futuro non sarà facile. Molti sono quasi analfabeti – racconta Celio – e non so immaginarmi cosa potranno fare quando porteremo le macchine sui campi”. Nel 2014 il Brasile sarà sotto gli occhi di tutti con la Coppa del mondo di calcio. C’è da credere che il Governo di Brasilia farà in modo che tutto fili liscio. Ma 600mila persone avranno poco da festeggiare se non sarà trovata una soluzione alla loro disoccupazione. Dilma e il suo PT, il partito dei lavoratori, non potranno ignorare la causa dei tagliatori di canna da zucchero.Bisognerà spiegare a Marta cosa ne sarà del suo futuro.

 

Eliano Rossi

Al G20 i Brics frenano sugli aiuti all’Europa


A Washington i Brics non hanno chiuso la porta degli aiuti all’Europa, ma non l’hanno spalancata come previsto. Gli emergenti si sono detti disposti all’aiuto economico a una serie di condizioni: utilizzando i canali tradizionali del Fondo Monetario, considerando le esigenze di ogni singolo Paese e solo se verranno confermati gli sforzi dell’Unione Europea a rimettere i conti in ordine.

“Bisogna sconfiggere la povertà a casa nostra prima di aiutare gli altri”, è quanto ha detto Duvvuri Subbarao, governatore della banca centrale indiana, facendo raggelare il sangue di mezza Europa. E ridimensionando la fiducia sulla capacità di coordinazione dei Paesi emergenti sui temi globali. La scorsa settimana, il ministro dell’Economia brasiliano Guido Mantega aveva manifestato la volontà di investire sui debiti sovrani dei Paesi UE, creando aspettative nel vecchio continente. L’Italia aveva chiesto aiuto ai cinesi. Insomma, in Europa molti avevano creduto di aver trovato la spalla giusta sulla quale poggiarsi per intraprendere la via d’uscita dalla crisi economica. Ma una volta seduti intorno al tavolo delle trattative è probabile che non tutti i Paesi emergenti fossero d’accordo sulla proposta brasiliana. Qualche dubbio era già stato manifestato da Wen Jiabao al World Economic Forum di Dalian. In quell’occasione, il premier cinese aveva posto il vincolo degli sforzi all’Europa.

Ieri è arrivata la proposta definitiva. Forse un’occasione persa dai Brics verso l’acquisizione di un peso specifico di rilievo sui processi decisionali mondiali. Il salto di qualità è rimandato.

Eliano Rossi

Brasile, il compleanno di una donna speciale. Santo Amaro celebra dona Canô


L’ho conosciuta durante un viaggio in Brasile, mentre lavoravo al reportage sul Bembè do Mercado, una delle più grandi manifestazioni di Candomblè del Paese. Era la mattina dell’ultimo giorno di festa. La gente di Santo Amaro da Purificação si recava nella “piazza del Mercato” a porgere le offerte per gli Orixàs. Intorno all’altare, al centro del Terreiro, c’erano tanti fedeli. Fuori dalla piazza i pai do santo preparavano i camion per andare alla spiaggia di Itapema. Di li a poco centinaia di persone sarebbero arrivate sulla riva del mare, nella Baìa de Todos-os-Santos, per donare le loro offerte a Yemanjà.

All’improvviso, nel Terreiro, la gente cominciò a mormorare con la mano davanti alla bocca. Non riuscivo a capire di cosa parlassero. Tra la folla si aprì un varco spontaneo in modo da lasciar passare una donna su una carrozzella. La stessa che avevo visto raffigurata in tutti gli angoli della città senza sapere chi fosse. La conduceva Rodrigo Veloso, l’assessore alla cultura di Santo Amaro, che si era presentato curioso la sera prima chiedendomi chi fossi e per chi lavorassi, tra una birra e l’altra. Skoll ovviamente.

Mi girai verso Jamile e le chiesi: chi è questa donna? «Dona Canô» mi disse, «la madre di Caetano Veloso e Maria Bethania», due fenomeni assoluti della musica popolare brasiliana.

Rodrigo spingeva la carrozzella al centro del Terreiro avvicinandola all’altare. Dona Canô voleva rendere omaggio agli Orixàs. Tutti la conoscono, tutti vogliono sempre salutarla. Un paio di fotografi cominciarono a martoriarla con il flash. Volevano “la foto” di dona Canô. Io ne scattai un paio, poi lasciai perdere, attratto dal magnetismo che emanava quella donna, debilitata nel corpo, ma con un’energia negli occhi che solo le persone speciali hanno. E dona Canô rientra nella categoria.

Oltre ad aver dato la luce a Caetano Veloso e la Bethania, artisti che hanno elevato Bahia e il Brasile in tutto il mondo, è stata la voce della protesta di Santo Amaro contro i crimini che le imprese straniere perpetravano alla sua terra e alla sua gente. Per più di trent’anni il fiume Subaè, che attraversa la cittadina, è stato inquinato dalla PEÑARROYA Oxide SA, con residui tossici e derivati dal trattamento dell’acciaio. Una percentuale enorme di persone nel paese ha sofferto e soffre di disturbi respiratori, danni al sistema nervoso, perdita di memoria e delle facoltà cognitive. Dona Canô li ha sempre difesi. E’ stata la loro voce contro le ingiustizie, usando la sua popolarità per proteggerli e chiedere giustizia.


Per questo tutti le vogliono bene e le augurano altri 100 anni di vita. Dieci anni fa il governo di Bahia ha inaugurato, proprio a Santo Amaro, un teatro che porta il suo nome. Il Teatro “dona Canô”, che fino ad oggi ha ospitato più di 1000 eventi e ricevuto circa 30 mila visitatori.

Eliano Rossi