Consigli per gli acquisti: “Brasile la grande transizione”


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Grazie al vostro seguito e all’autorevolezza che avete riconosciuto a questo blog, insieme alla casa editrice GoWare da poco è uscito sugli store l’eBook “Brasile, la grande transizione”. Vi lascio un estratto dell’introduzione. Costa solo 2,99 euro e lo potete trovare qui

La Feltrinelli.it, Bookrepublic, Amazon, Apple Store

Lo chiamano il ‘Paese del futuro‘ dal 1941, anno in cui lo scrittore austriaco Stefan Zweig gli dedicò un omonimo libro, ma quel soprannome non sembra avergli portato molta fortuna: dopo 70 anni, nel bene e nel male, il Brasile è ancora il ‘Paese del futuro’. Le grandi risorse naturali, un territorio sconfinato e una popolazione da 190 milioni di persone lo rendono una nazione dalle enormi potenzialità. Lo confermano gli ultimi dieci anni di crescita economica. Nel 2011, secondo la World Economic League Table dell’istituto di ricerche britannico Cebr, il Brasile ha scavalcato economie avanzate come l’Italia e il Regno Unito, diventando la sesta potenza economica del mondo. Nello stesso periodo ha raggiunto un altro strabiliante risultato: far uscire dalla povertà oltre 30 milioni di persone, ingrossando le fila di una classe media sempre più esigente e pronta a spendere denaro.

La favola brasiliana è tutt’ora in corso ed è presto per dire se avrà un lieto fine. La crisi economica, che in un primo momento sembrava aver risparmiato i Brics, ha raggiunto anche i Paesi emergenti. La Cina, l’India, la Russia e il Sud Africa, oltre al Brasile, hanno rallentato la corsa verso lo sviluppo economico e al momento nessuno sa quanto lunga sarà la frenata. Non è la prima volta che durante la sua storia il Brasile prova a decollare. Spesso è ricaduto a terra, talvolta in maniera fragorosa. Joseph Leahy, giornalista del Financial Times, ha paragonato la crescita economica del gigante verde oro al volo di una gallina: ha un ottimo slancio, ma non riesce a resistere in quota.

Eppure multinazionali e imprese scalpitano per entrare nel più grande mercato del Sudamerica. Per i grandi marchi aprire una sede a San Paolo o a Rio de Janeiro, è il must del momento. Chi ha avuto lungimiranza investendo in tempi non sospetti non se n’è pentito. Durante la crisi del credito e dei debiti sovrani, le filiali delle multinazionali straniere in Brasile, insieme a quelle degli altri Paesi emergenti, hanno tenuto in piedi molte aziende, orfane degli utili europei e americani. In Italia ne sappiamo qualcosa. Quante volte abbiamo sentito dire che la Fiat sta in piedi grazie ai mercati come il Brasile? Per loro il presente sembra essere già arrivato nel ‘Paese del futuro’.

Ma questi alti e bassi impongono una domanda: si può scommettere sul Brasile? In un’intervista al quotidiano nazionale Estadão Sam Zell, famoso uomo d’affari americano, ha risposto così: “la questione non è se l’economia frena, ma se il Brasile è ancora, o no, un Paese attraente. Per me lo è. E il perché è semplice: ha un grande potenziale”. Oltre ai fattori di lungo termine che fanno sognare gli imprenditori visionari, il buon momento del Brasile è sostenuto da due vetrine internazionali: la Coppa del Mondo di calcio 2014 e le Olimpiadi di Rio 2016, entrambe eredità del governo dell’ex presidente Luis Inàcio Lula da Silva.

Il Brasile è in fermento. Da nord a sud, grandi investimenti nelle opere pubbliche sono già in corso. Ladisoccupazione è ai minimi storici e l’occasione per imporsi nel panorama mondiale è ghiotta. Ma se questi eventi porteranno benefici stabili per la società è tutto da vedere. Molti hanno sprecato occasioni simili. Basta ricordare i mondiali di Italia ‘90 e le Olimpiadi di Atene 2004. Le amministrazioni locali e il governo centrale stanno lavorando in sinergia per ripulire le grandi città e migliorare le infrastruttureaffinché siano pronte a ospitare i grandi eventi. Oltre ai milioni di turisti che arriveranno da tutto il mondo per visitarle.

Casa editrice: GoWare
Prezzo: 2,99 euro
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Digressione

La valorizzazione degli immobili nelle favelas occupate dalla UPP cresce più che nei quartieri tradizionali di Rio de Janeiro. Con l’arrivo dei servizi pubblici e la pace sociale, il prezzo delle case è volato alle stelle, trainato anche dalla crescita generale. Ma per chi paga l’affitto la vita diventa insostenibile. Sono, in parte, gli effetti collaterali della Coppa del Mondo e delle Olimpiadi

Pubblicato sul The Post Internazionale

DA novembre a oggi sono cambiate molte cosa a Rocinha, la favela di Rio liberata dall’esercito. Pochi giorni dopo l’operazione di polizia, il Banco do Brasil e la Cef (Caixa Economica Federal) si sono affrettate ad aprire le loro filiali nel cuore dello slum, segnando il punto di svolta per il quartiere. I turisti si avventurano in safari urbani. Gli affari dei commercianti migliorano giorno dopo giorno. Ma al di là delle considerazioni sui benefici dell’intervento della UPP, l’arresto dei criminali e del traffico di droga, Rocinha e le favelas pacificate sono diventate potenziali bolle immobiliari.

La Fondazione Getulio Vargas ha studiato gli effetti economici della pacificazione sull’economia delle favelas. Nell’ultimo report, l’istituto afferma che il valore immobiliare delle case nelle zone pacificate è cresciuto il 7 per cento in più rispetto a quelle dei quartieri tradizionali di Rio. Lo studio è stato fatto comparando le strutture disponibili a Rocinha e nel Complexo do Alemão, l’altra favela pacificata nel 2010, con molta fatica, dalle Tropas de elite.

Le case di Rocinha sono incastonate nel cuore di una collina, alle spalle del centro di Rio de Janeiro. La vista della Cidade Maravilhosa, dall’alto, mozza il fiato. I quartieri chic di Leblon e Ipanema sono a due passi. Lo slum, fino a poco tempo fa controllato dal trafficante Antonio Bonfim Lopes detto Nem, oggi si scopre ricco di potenzialità.

Per capire quello che sta succedendo basta pensare alla storia di Lenita e Sebastião da Rocha. I due, sposati e residenti a Rocinha, volevano vendere la casa e il bar di loro proprietà per trasferirsi a Itaboraì. Prima della pacificazione chiedevano 26 mila Reais per la casa (circa 11 mila euro). A distanza di due mesi ne vogliono 40 mila (17 mila euro). «A Rocinha c’è tutto», dice Lenita. «Chi vive qui non ha bisogno di andare al centro commerciale. E poi è vicino alla zona sud (la zona ricca n.d.r.), quindi è chiaro che la tendenza è quella di un’aumento dei prezzi». Per il bar chiedono 20 mila Reais, ma forse lo affitteranno per tenersi una rendita mensile.

Jorge Ricardo Souza dos Santos, 36 anni, gestisce un’agenzia immobiliare. Spiega che Rocinha è divisa in tre sezioni: c’è la parte dei “ricchi”, che vivono sulla Estrada da Gàvea; la parte della classe media, con case un po’ più grandi (due stanze da letto, sala, bagno e cucina); e la Rocinha “classe C”, dove vivono le persone che non hanno proprietà, ma pagano l’affitto. I prezzi variano molto. Gli affitti corrispondono all’1 per cento del valore degli immobili. Una camera da letto e una sala, prima dell’occupazione della UPP, valeva intorno ai 25 mila Reais. Ma adesso che i prezzi sono cresciuti, le persone in affitto rischiano di essere sfrattate dalla favela. Passare da 250 a 450-500 Reais al mese è un problema insormontabile.

Sono gli effetti collaterali della Coppa del Mondo e delle Olimpiadi. Questi eventi sportivi saranno la vetrina mondiale per il “nuovo Brasile”. Ma il prezzo da pagare per ammodernare e ripulire le città in poco tempo è alto. Il Comitato Popolare per la Coppa del Mondo e le Olimpiadi ha già denunciato episodi di questo genere. Inoltre, questa organizzazione ha raccolto oltre 150 mila casi di persone, in tutto il Brasile, vittime della violazione dei diritti di proprietà. La linea è sgomberare i luoghi fatiscenti, con una prospettiva economica, per fare spazio ai grandi investimenti.

Secondo lo studio delle Nazioni Unite “State of World Cities 2010/2011”, il Brasile ha ridotto la popolazione delle baraccopoli del 16 per cento negli ultimi 10 anni. Se la soluzione è pacificare le favelas, creare bolle speculative e cacciare via i poveri da un’altra parte, i problemi non si risolvono. Si nascondono sotto al tappeto.

di Eliano Rossi

Pace e speculazione. Come cambia la favela a Rio

Nel Brasile del boom, il dramma dei tagliatori di canna


Pubblicato da Eliano Rossi su “The Post Internazionale”, riprodotto su Wikibric(s)

“Sei del ministero o del sindacato?”, chiede Marta, tagliatrice di canna da zucchero della raffineria di etanolo Santa Maria, a Medeiros Neto, nell’estremo sud dello stato di Bahia. E’ curiosa perchè negli ultimi tempi i lavoratori ricevono molte visite dalle istituzioni e dalle parti sociali. C’è un gran movimento intorno al mondo dell’etanolo, ma lei può solo intuire quello che succederà. Un accordo del 2007 tra gli enti locali e il governo di San Paolo ha aperto la strada a una direttiva federale che cambierà la vita di molte persone, tra cui quella di Marta. Dal 2014 sarà vietato ai produttori di etanolo bruciare le foglie di canna da zucchero, causando la meccanizzazione del processo di taglio. Ogni macchina sostituirà il lavoro di 97 persone e creerà un’ondata di disoccupati senza futuro. In 600mila perderanno il lavoro e dovranno, in qualche modo, reinventarsi. Sono tutti tagliatori di canna da zucchero, il vero oro brasiliano. Un mestiere antico, fatto da gente di bassa estrazione sociale e scarsa educazione scolastica. Per loro sarà difficile sbarcare il lunario. Il Paese si trova in pieno boom economico, ma richiede sempre più manodopera qualificata.

 

Nel Nord Est brasiliano ci sono campi di canna da zucchero a perdita d’occhio. Di tanto in tanto ci si imbatte in gruppi di persone curve che tagliano i fusti della pianta. Arrivano sugli autobus della raffineria. Li prendono dai dormitori che gli usineros, gli imprenditori del settore, mettono a disposizione e li accompagnano nella zona di lavoro. La giornata comincia presto, alle sei di mattina. Prima di impugnare il machete si concedono un cafezinho, poi piegano la schiena e cominciano a tagliare la canna. Il loro stipendio dipende da quello che tagliano, quindi non c’è tempo per le distrazioni. E i soldi sono pochi: circa 30 centesimi di Real per metro quadrato. Ma quel poco che guadagnano è fondamentale. Spesso sono figli di tagliatori che hanno sempre fatto quel mestiere. Non conoscono altro modo per guadagnarsi la vita. E anche grazie a loro il Paese ha sviluppato, nel tempo, una tecnologia all’avanguardia nel mondo. L’etanolo brasiliano, per il momento, è l’unico vero sostituto del petrolio già testato su larga scala. Le macchine con motore flex, nove su dieci in Brasile, hanno prestazioni simili a quelle a benzina, ma inquinano molto meno. Si risparmia fino al 70% ai distributori, anche se quest’anno la raccolta di canna è stata più bassa e i prezzi sono aumentati. Un litro di etanolo si produce con un Real, circa 40 centesimi di euro. Nelle stazioni di rifornimento arriva a costare il doppio. Ma è sempre meno della benzina.

 

“ Sembra che sia arrivato il momento della canna da zucchero” dice Israel Filho, direttore della produzione nella raffineria Santa Maria. “Oggi tutto il mondo si sta accorgendo delle potenzialità dell’etanolo a causa del costo del petrolio, anche se sarebbe meglio non illudersi troppo”, continua Israel. “In fondo sono 500 anni che in Brasile dicono che è arrivato il momento della canna, ma poi i prezzi crollano e si ricomincia tutto da capo”.

Non sarebbe la prima volta che accade. Nei primi anni ’90 il prezzo dello zucchero arrivò alle stelle e la produzione di etanolo fu abbandonata, facendo quasi fallire tutto il comparto. Oggi la situazione è cambiata, così come l’atteggiamento del Governo. Conviene sovvenzionare l’etanolo in caso di crisi, piuttosto che lasciarlo fallire e puntare solo sul petrolio.

 

Oltre la questione energetica esiste una questione sociale. “Il lavoro nei campi è duro, anche se le condizioni di lavoro sono migliorate rispetto a qualche anno fa”, racconta Celio Antonio da Silva, supervisore agricolo alla Santa Maria. “Il Governo concede ai tagliatori un sussidio nel periodo di semina, durante il quale non lavorano. Spesso alloggiano nei dormitori delle fabbriche e fanno pure qualche corso di formazione. Comunque il loro futuro non sarà facile. Molti sono quasi analfabeti – racconta Celio – e non so immaginarmi cosa potranno fare quando porteremo le macchine sui campi”. Nel 2014 il Brasile sarà sotto gli occhi di tutti con la Coppa del mondo di calcio. C’è da credere che il Governo di Brasilia farà in modo che tutto fili liscio. Ma 600mila persone avranno poco da festeggiare se non sarà trovata una soluzione alla loro disoccupazione. Dilma e il suo PT, il partito dei lavoratori, non potranno ignorare la causa dei tagliatori di canna da zucchero.Bisognerà spiegare a Marta cosa ne sarà del suo futuro.

 

Eliano Rossi