L’alta moda viene dalla favela


Teresa Leal dirige una cooperativa a Rocinha, lo slum più grande del Sud America. Con una missione: dare alle donne un lavoro umano e potere economico. I risultati non mancano: esposizioni internazionali e un negozio nel Fashion Mall più chic di Rio

Pubblicato su Sky.it

di Eliano Rossi

“E’ il potere economico che emancipa le persone. Dà autonomia e aumenta il potere di scelta”. Non sono parole di un dirigente in grisaglia, ma di una sociologa brasiliana che lavora nella favela di Rocinha, lo slum più grande del Sud America. Tra ritagli di stoffa, fili colorati, forbici e aghi, nell’atelier della Rua 1,  Teresa Leal, 50 anni, ha creato Coopa Roca: una cooperativa di moda e design che dà lavoro a 80 donne. Le assume e le valorizza, esaltando la loro umanità. Non si tratta di filantropia, ma di pura impresa.

“Sono arrivata a Rocinha trent’anni fa, per ascoltare e osservare”, racconta guardando verso la finestra dell’Atelier. Continua a leggere…

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Digressione

La valorizzazione degli immobili nelle favelas occupate dalla UPP cresce più che nei quartieri tradizionali di Rio de Janeiro. Con l’arrivo dei servizi pubblici e la pace sociale, il prezzo delle case è volato alle stelle, trainato anche dalla crescita generale. Ma per chi paga l’affitto la vita diventa insostenibile. Sono, in parte, gli effetti collaterali della Coppa del Mondo e delle Olimpiadi

Pubblicato sul The Post Internazionale

DA novembre a oggi sono cambiate molte cosa a Rocinha, la favela di Rio liberata dall’esercito. Pochi giorni dopo l’operazione di polizia, il Banco do Brasil e la Cef (Caixa Economica Federal) si sono affrettate ad aprire le loro filiali nel cuore dello slum, segnando il punto di svolta per il quartiere. I turisti si avventurano in safari urbani. Gli affari dei commercianti migliorano giorno dopo giorno. Ma al di là delle considerazioni sui benefici dell’intervento della UPP, l’arresto dei criminali e del traffico di droga, Rocinha e le favelas pacificate sono diventate potenziali bolle immobiliari.

La Fondazione Getulio Vargas ha studiato gli effetti economici della pacificazione sull’economia delle favelas. Nell’ultimo report, l’istituto afferma che il valore immobiliare delle case nelle zone pacificate è cresciuto il 7 per cento in più rispetto a quelle dei quartieri tradizionali di Rio. Lo studio è stato fatto comparando le strutture disponibili a Rocinha e nel Complexo do Alemão, l’altra favela pacificata nel 2010, con molta fatica, dalle Tropas de elite.

Le case di Rocinha sono incastonate nel cuore di una collina, alle spalle del centro di Rio de Janeiro. La vista della Cidade Maravilhosa, dall’alto, mozza il fiato. I quartieri chic di Leblon e Ipanema sono a due passi. Lo slum, fino a poco tempo fa controllato dal trafficante Antonio Bonfim Lopes detto Nem, oggi si scopre ricco di potenzialità.

Per capire quello che sta succedendo basta pensare alla storia di Lenita e Sebastião da Rocha. I due, sposati e residenti a Rocinha, volevano vendere la casa e il bar di loro proprietà per trasferirsi a Itaboraì. Prima della pacificazione chiedevano 26 mila Reais per la casa (circa 11 mila euro). A distanza di due mesi ne vogliono 40 mila (17 mila euro). «A Rocinha c’è tutto», dice Lenita. «Chi vive qui non ha bisogno di andare al centro commerciale. E poi è vicino alla zona sud (la zona ricca n.d.r.), quindi è chiaro che la tendenza è quella di un’aumento dei prezzi». Per il bar chiedono 20 mila Reais, ma forse lo affitteranno per tenersi una rendita mensile.

Jorge Ricardo Souza dos Santos, 36 anni, gestisce un’agenzia immobiliare. Spiega che Rocinha è divisa in tre sezioni: c’è la parte dei “ricchi”, che vivono sulla Estrada da Gàvea; la parte della classe media, con case un po’ più grandi (due stanze da letto, sala, bagno e cucina); e la Rocinha “classe C”, dove vivono le persone che non hanno proprietà, ma pagano l’affitto. I prezzi variano molto. Gli affitti corrispondono all’1 per cento del valore degli immobili. Una camera da letto e una sala, prima dell’occupazione della UPP, valeva intorno ai 25 mila Reais. Ma adesso che i prezzi sono cresciuti, le persone in affitto rischiano di essere sfrattate dalla favela. Passare da 250 a 450-500 Reais al mese è un problema insormontabile.

Sono gli effetti collaterali della Coppa del Mondo e delle Olimpiadi. Questi eventi sportivi saranno la vetrina mondiale per il “nuovo Brasile”. Ma il prezzo da pagare per ammodernare e ripulire le città in poco tempo è alto. Il Comitato Popolare per la Coppa del Mondo e le Olimpiadi ha già denunciato episodi di questo genere. Inoltre, questa organizzazione ha raccolto oltre 150 mila casi di persone, in tutto il Brasile, vittime della violazione dei diritti di proprietà. La linea è sgomberare i luoghi fatiscenti, con una prospettiva economica, per fare spazio ai grandi investimenti.

Secondo lo studio delle Nazioni Unite “State of World Cities 2010/2011”, il Brasile ha ridotto la popolazione delle baraccopoli del 16 per cento negli ultimi 10 anni. Se la soluzione è pacificare le favelas, creare bolle speculative e cacciare via i poveri da un’altra parte, i problemi non si risolvono. Si nascondono sotto al tappeto.

di Eliano Rossi

Pace e speculazione. Come cambia la favela a Rio