Brasile: la stanchezza del lulismo dopo 10 anni di governo


Lula_Dilma

Un’occasione per celebrare i dieci anni di governo. Per decantare i successi miracolosi. Per tracciare la nuova rotta del “Paese del Futuro”. Durante il meeting del PT (Partito dei Lavoratori) a San Paolo il 20 febbraio, davanti a una folla festante di sostenitori e bandiere spiegate, Lula e la presidente Dilma hanno benedetto il lulismo e lanciato la sfida verso le elezioni del 2014 usando lo slogan preso in prestito dal discorso di Gettysburg di Abramo Lincoln: “un governo del popolo, al popolo, per il popolo”.

Ma l’affetto e la carica emotiva suscitati dall’uso massiccio di propaganda e dalla continua sottolineatura dei risultati ottenuti, stridono con l’impasse economica che affligge la locomotiva sudamericana. La crescita del Pil si è fermata e l’inflazione è tornata a mordere i portafogli dei brasiliani. E un dubbio comincia ad insinuarsi nella coscienza nazionale: dopo che gli anni di governo saranno diventati 12, verrà il momento per il PT di cedere il passo. Continua a leggere

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Vittorie, paura e fiction. La presa di Rocinha e la politica di imposizione della pace. Spettacolarizzazione di un’occupazione


La polizia di Rio libera la favela Rocinha dal traffico di droga. Il blitz è scattato all’alba. Sono stati impiegati tremila uomini, tra poliziotti e soldati, oltre a 18 mezzi blindati della marina e sette elicotteri da combattimento

Pubblicato su The Post Internazionale e riprodotto su Wikibrics

HANNO fatto il giro del mondo le immagini della presa indolore di Rocinha e Vidigal, tra le favelas più grandi di Rio de Janeiro a due passi da Leblon, il quartiere “bene” della Cidade Maravilhosa. Senza colpo ferire, le famose “Tropas de elite” si sono fatte largo all’alba di domenica 13 novembre, occupando il territorio con i carri armati e gli elicotteri. Un’operazione perfetta, cominciata tre giorni fa con l’arresto di Antônio Bonfim Lopes, detto Nem. Il trafficante di droga più influente di Rio. Il padrone della favela di Rocinha.

Ma tra i 120 mila abitanti del quartiere non sono tutti contenti. Molti hanno paura. Non è facile chiudere con il passato. Nem aveva stabilito regole e gerarchie precise nella favela. Da queste parti poi, la fiducia nella Policia Militar (PM) non è diffusa. E non potrebbe essere altrimenti dato che molte delle armi in mano ai trafficanti vengono dagli arsenali della polizia. La corruzione è un male comune a molti Paesi.

Inoltre la sensibilità della PM nella gestione della vita quotidiana è discutibile. João Rodrigues Arruda, Procuratore della Justiça Militar in pensione e autore del libro O Uso Político das Forças Armadas (L’uso politico delle forze armate, Mauad Editore), ha ribadito il concetto alla stampa: «I militari sono addestrati al combattimento, non alla gestione sociale. Certe volte non capiscono che fare un churrasquinho, la grigliata di carne in stile brasiliano, per strada o ballare il funk con la musica ad alto volume, fa parte della cultura della favela. I militari pensano solo a imporre la disciplina della caserma».

E spesso non si limitano a questo. Ci sono mele marce nei corpi migliori di qualsiasi esercito. Dopo la conquista del Complexo do Alemão lo scorso febbraio, sono state molte le denunce di abusi sui cittadini. Basta la minima provocazione, o il minimo sospetto e chi si trova nel momento sbagliato al posto sbagliato rischia di ricevere una “lezione”. Le denunce sono state tante che il Ministero Pubblico Federale ha convocato un’udienza generale il prossimo 18 novembre. Il gruppo di lavoro del Procuratore che accompagna l’azione delle forze di pacificazione vuole ascoltare le lamentele dei cittadini delle favelas.

L’intento di voler ripulire Rio dai trafficanti di droga è ineccepibile e condiviso dalla maggioranza dei carioca. Tra il 27 e il 29 novembre del 2010 l’Ibope, l’Istat brasiliano, ha raccolto l’opinione di mille residenti dello stato di Rio e l’88% degli intervistati si è detto favorevole alle forze di pacificazione nelle favelas. Dopo la spettacolare presa del Complexo do Alemão, avvenuta in mondovisione, sembra che al Governo federale non dispiaccia far vedere all’esterno con quanta fermezza stia preparando la città a ricevere la prossima Coppa del Mondo di calcio e le Olimpiadi del 2016. Per “l’operazione Rocinha” il Governatore di Rio ha chiesto al Ministero della Difesa l’aiuto dei fucilieri navali e dei blindati della Marina, oltre agli elicotteri e le forze di polizia a sua disposizione. Forse un dispiegamento di forze un po’ eccessivo, considerato che il boss di Rocinha, Nem, era stato già arrestato tre giorni prima.

Ma c’è un altra storia che lascia perplessi. Sembra che Nem abbia organizzato una festa di addio di cinque giorni per tutti i residenti, tra ottobre e novembre, con tanto di fiumi di birra e carne offerti alla gente. Lo scoop è di Folha de S. Paulo, che ha raccolto le testimonianze di alcuni abitanti di Rocinha. Forse Nem sapeva già tutto, o lo immaginava, tanto da aver avuto il tempo di lasciare “il testimone” ad altri. Le indiscrezioni che circolano sostengono che Nem abbia comprato i voti per l’elezione di Leonardo Lima a presidente dell’UPMMR (União Pró Melhoramentos dos Moradores da Rocinha), l’associazione che fa da filtro tra la favela e le istituzioni. Lima ha già smentito le accuse, ma il dubbio rimane. Così come l’impressione che il filo che separa la vittoria dalla paura e la fiction sia troppo sottile.

di Eliano Rossi

 

www.elianorossi.com